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6.3

Lei ci mette una pergamena magica e allampanata, lui ci scrive sopra con allure visionaria scostante. Venendo ai dettagli, la svedese Helena Espvall è la violoncellista e cantante degli statunitensi Espers, mentre Masaki Batoh è chitarrista e vocalist nei giapponesi Ghost. Le loro strade si sono incrociate nel 2006, si sono annusati, hanno misurato i punti di contatto, si sono piaciuti. Assieme fanno un duo amalgamato con quel tanto d’improbabilità e forse anche d’incompatibilità che assicura la giusta dose di feeling e frizioni. Ed ecco quindi il frutto della mischia di spore
lisergiche da un’altra dimensione: un incantevole e a tratti inquietante diverticolo psych-folk, innestato su vetusti traditional (quattro svedesi e uno finlandese), un anonimo medievale (Bicinium), una deliziosa ninna nanna moderna (composta dalla svedese Margit Holmberg) e un antico blues di Son House (la tesa Death Letter).

Quanto agli originali, trattasi di tre libere improvvisazioni e di una traccia per così dire “canonica” (la trepidaZeranium) che Batoh aveva composto per Damon & Naomi, da loro però mai utilizzata. A dirla tutta l’impressione è che siamo ancora ai preliminari, in un laboratorio alchemico dove azzardare vecchi intrugli per inalarne semmai gli effluvi, scoprendoli inebrianti, mesmerici, insidiosi, ma anche un po’ fini a se stessi ovvero aggrappati ad una prevedibile quanto friabile solennità (le fiabesche Jag Vet En Dejlig Rosa e Kristallen Den Fina). Il meglio capita nella delicatezza aerea del dialogo free tra cello e chitarra in Beneath Halo, sorta di Fahey etereo, e nelle derive psych à la Ultimate Spinach della già citata Death Letter.

Quanto al resto, tra cincischi passatisti a metà strada tra Pentangle e west coast (Uti Vår Hage) e tediose quanto interminabili avanscoperte ambient (una Kyklopesche sdilinquisce narcosi Penguin Café Orchestra), solletica un moderato interesse che solo a tratti varca la soglia dell’irrinunciabile.

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