Recensioni

Per i Lombroso il citazionismo è il carburante di una macchina che soprattutto dal vivo riesce a dimostrare tutto il proprio vigore. Il beat nostrano e Lucio Battisti – e i suoi rapporti con Otis Redding – nei primi due dischi, la Motown rivisitata con indole mescolatoria (funk, new wave, pop nobilitato) in questo terzo lavoro che fin dal titolo denuncia un’urgenza canonicamente rock’n’roll, senza però dimenticare un’italianità che nella scrittura, rotonda ma mai troppo, sottolinea l’origine novantiana di uno dei due componenti del gruppo (l’ex Afterhours Dario Ciffo).
E se già il precedente Credi di conoscermi allargava con convinzione lo spettro strumentale oltre la diade batteria-chitarra, è con Una vita non mi basta che i due milanesi rivestono i brani di fiati (Enrico Gabrielli), percussioni e basso ormai onnipresente (talvolta imbracciato da Enrico Molteni dei Tre Allegri Ragazzi Morti). A giovarne è la prestanza delle singole tracce in particolare quando gli ascolti si ripetono, a fronte di liriche sempre in equilibrio sul filo sottile che separa chiarezza e banalità. Poi, in chiusura, il bozzetto beatlesiano di Immenso e fragile lascia spontanea una domanda: e se si cimentassero un po’ più spesso con le ballate?
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