Recensioni

Neil Barnes ha lavorato duro su questo progetto, scartando intere session e ricominciando più volte daccapo. Alternative Light Source ha nelle intenzioni – e nei fatti – un compito difficilissimo: quello di allineare la saga Leftfield, ora tornato alias del solo producer, alla contemporaneità. Beninteso, nei 90s la band non aveva inventato nulla ma, dalla sua formazione e dai suoi primi brani – Not Forgotten e More Than I Know – al successo planetario e al Mercury Prize (a cui hanno contribuito singoli decisivi per i 90s come Open Up con John Lydon al canto, oppure Afrika Shox con il feat. di Afrika Bambaataa), aveva cavalcato più che bene, oltre che con passione e self control, una gloriosa epopea dove dance e formato album, clubber e audience rock sembravano collimare in un eclettico e ultramoderno mix di trans-etnica su basi house, techno, trance, dub e via dicendo.
Accanto a nomi come Underworld e Faithless ma soprattutto Prodigy e Chemical Brothers, i Leftfield hanno portato avanti un discorso “da band” attraverso un non meno eccitante sound, traghettando breakbeat e i campionamenti di Bambaataa, quanto l’house di Chicago e la techno di Detroit, in un affare propriamente UK. Tornare dunque con un nuovo lavoro a 16 anni da quella bestia più scura che è stata Rhythm and Stealth rispetto al classico 90s Leftism non deve esser stato facile, per un progetto che ha sempre puntato sulla freschezza produttiva e non di meno sulla killer track per le radio.
La prima grossa novità è che Barnes, per Alternavie Light Source, ha spazzato via ogni elemento di breakbeat («avrei potuto metterli, li amo ancora», ci confessa in un’intervista, «hai presente Special Request?») ma ha tenuto salda una polpa punk che lo ha portato a scegliere come guest quegli stessi Sleaford Mods (Head And Shoulders) che i Prodigy hanno voluto per il loro ultimo album; l’altra grossa sorpresa è una tracklist che diventa affare di electro e atmosfere scandinave (Shaker Obsession), un mix tanto di Gesaffelstein (Universal Everything) quanto di Moderat/Monkeytown e un bel po’ del gusto sintetico che potrebbe coincidere con quello di Peder Mannerfelt/The Knife (Bilocation, con ospite Channy Leaneagh dei Poliça) e perché no, un pizzico di chiptune via Crystal Castles (Dark Matters).
Le influenze sono tante, proprio come ogni buon lavoro dei Leftfield che si rispetti (non manca nemmeno una capatina a Glasgow in Storm’s End), ma il punto d’osservazione è ora quello di una techno europea e contemporanea che sarebbe un peccato leggere puntando vecchie lenti (IDM o progressive house). Disco compatto, fatto con passione e mente lucida, e non qualcosa di completamente differente da quello che la formazione di Barnes e Delay era e/o rappresentava. Basta così per esserne soddisfatti (ed ora sentiremo anche i Chemical Brothers, che dal singolo sembrano – strane parallassi – alle prese con un loro Rhythm and Stealth per il 2015).
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