Recensioni

7.3

Dopo il considerevole Year Of Meteors (Nonesuch, 2005), la folkster Laura Veirs continua a sorprendere. Terzo album per la sussidiaria della Warner, Saltbreakers è, ancor più compiutamente del predecessore, un compendio ormai ampiamente maturo della sua musica. Muovendosi in un ampio territorio situato tra folk-rock, rhythm & blues, elettronica e indie-pop, accompagnata dai fidi di sempre (tra cui il bassista/chitarrista nonché songwriter Karl Blau e il batterista produttore Tucker Martine), realizza una sorta di concept stratificato, che si nutre avidamente della sua passione letteraria e di quella per il mondo naturale, marino e astrale in particolare.

Ecco allora che a partire dal titolo (che indica le onde del mare) le metafore naturali visualizzano un mondo di immagini che da un lato ci riportano concettualmente all’universo liquido di Rock Bottom di Robert Wyatt, dall’altro esprimono compiutamente le sue passioni; la letteratura in primis, da cui scaturisce l’amore per le la vividezza delle immagini (derivatale anche dalla lingua cinese, sua antica passione). E ritroviamo infatti copiose citazioni nel disco, dal portoghese José Saramago (nel realismo magico dell’indie-rock di Don’t Lose Yourself) al Moby Dick di Melville (citato in Ocean Night Song, ballad evocativa con la viola di Eyvind Kang), in un rimando di immagini che hanno per motivo conduttore il mare (e le onde), e i misteri che cela, richiamando fluttuazioni interiori profonde. I testi infatti questa volta sono personali, riflettendo più da vicino vicende autobiografiche.

Musicalmente il disco segna anche un più marcato interesse per le radici della musica americana, come in To The Country (una ninnananna country-gospel) registrato nella stessa cabina di regia di Johnny Cash e June Carter a Hendersonville, in Tennessee e nel rhythm & blues della immaginifica title track, tra clap hands e contrappunti corali di tutta la band. Dal suo universo di metafore colte e immagini vivide, Laura Veirs compone così un affresco composito, confermandoci il suo stato di grazia.

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