Recensioni

6.5

Il rock non può essere una religione, perché è troppo barbaro. Ma ci può avvicinare agli dèi.

Icona della frangia più psichedelica della new wave inglese con i Teardrop Explodes, pop star borderline tra ’80 e ’90 con i bestseller World Shut Your Mouth (1984) e Peggy Suicide (1991), acclamato ed illuminato critico musicale (Krautrocksampler, 1995), studioso di culture antiche (The Modern Antiquarian, 1998 – un’enciclopedia sui dolmen cui presto seguirà un volume sulle culture nuragiche della Sardegna), scrittore (l’autobiografia Head On / Repossessed, di recentissima pubblicazione in Italia); oppure, come più semplicemente ama autodefinirsi, sciamano. Tutti epiteti di cui Julian Cope, venticinque anni di carriera sempre on the edge, può orgogliosamente fregiarsi. Accantonata da più di dieci anni ogni velleità da star, negli ultimi tempi il visionario musicista di Tamworth ha stupito e disorientato la sua audience con una serie di album solisti usciti su indie (principalmente la propria Head Heritage) ed improbabili progetti collaterali come Brain Donor e L.A.M.F.; una produzione umorale, schizofrenica, frammentaria e, per questo, estremamente in linea con la “logica” del personaggio e la sua fama di freakedelico per antonomasia.

Citizen Cain’d prosegue decisamente questo trend: pur essendo un album di canzoni “pop”come il recente Rome Wasn’t Burned In A Day (2003), il mood è lo stesso che ha animato gli ultimi anni di attività del Nostro, seguendone percorsi e tematiche. Si tratta di un doppio concept – il protagonista è l’uomo di oggi, ormai lontano dagli dèi come il Caino della Bibbia – in cui Cope butta uno sguardo al contempo lucido e folle sui tempi correnti (rievocati esplicitamente in World War Pigs, I’m Living In The Room They Found Saddam In), in una forma musicale che – dimenticatevi una volta per tutte il pop acido, stralunato e sublime di Fried – attinge a piene mani dalla psichedelia di fine ’60 (vedi le lunghe jam I Will Be Absorbed e Feels Like A Crying Shame o la ballad Homeless Strangers), dal garage degli Stooges (omaggiati quasi didascalicamente in Hell Is Wicked, I Can’t Hardly Stand It, Dying To Meet You), trovando anche il momento per una visitina all’amato Scott Walker (Stomping Dionysius) e per (ri)scoprire anche una vena bizzarra e spettrale (The Living Dead e Edge of Death). Didascalico e inconfondibilmente personale allo stesso tempo, Julian canta, incanta e stordisce con la sua chitarra acida, affrontando l’idioma rock con la stessa attitudine di un vecchio saggio, visionario e illuminato che sa precisamente come comunicare il proprio messaggio. Una consapevolezza che pochi in realtà possono permettersi, il cui inevitabile risvolto risiede forse in una scrittura non sempre efficace e tagliente come dovrebbe.

Ancor prima che un album, Citizen Cain’d è un concentrato dell’essenza del Cope di oggi. Di fronte ad una così decisa affermazione di personalità, viene quasi da pensare che Julian sia realmente uno sciamano, un tramite tra qualcosa di più grande e la nostra realtà.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette