Recensioni

7.2

I:Cube scopre l'uovo di Colombo. L'antico dilemma a cui da sempre è sottoposto l'artista dance, quando di fronte al rilascio dell'album si vede costretto a deviare dall'energia perfettamente oleata dei suoi EP per sposare forme più eleganti che conquistino un pubblico più ampio, è risolto nella maniera più semplice. Con buona pace di chi nel frattempo si è avvilito nel veder delusi i propri followers una volta approdati al lungo formato (per recenti conferme chiedete a M A N I K, L-Vis 1990, Cosmin TRG, Joker o Soul Clap). Il quarto lavoro in studio della storica icona french house semplicemente non è un album, ma il mix ininterrotto di 24 (!) suoi brani inediti (quasi tutti), incastrati a velocità altissima perché restino piantati sull'orizzonte da (s)ballo. L'euforia di un dj-set, con in più il gusto di metterci dentro solo pezzi propri, per giunta nuovi. Perfetto, no?

La soluzione è semplicissima eppure di grande efficacia, maturata dopo che nell'ultimo periodo I:Cube sembrava aver rinunciato all'idea dell'album dedicandosi interamente al taglio conciso esprimibile nei 12'' (una decina dal 2004 ad oggi). "M" Megamix intanto non fa rimpiangere nessuna delle facce dance che potevano venir fuori compatibilmente col french touch: dal rave (neanche tanto nu-) di Transpiration agli acidi di Makossa Suspens, dalla disco di In Alpha alla funk house di Bajo Bajo e in mezzo di tutto, old-skool techno (Deflation), Francia elettronica (Le Rocher Aux Singes), gli '80 (Get The Fever), space (Magnetic Mambo), deep da dancefloor (Club Miniature), electro (Zero Tastatur), i '90 (Y.O.U.R.O.C.K.) persino parentesi ambient house (Your Brain) e scariche fidget (Too Old For This).

Una mostruosa centrifuga che ci presenta un I:Cube in forma smagliante. Da buon interprete dei tempi il dj parigino scatta in sprint verso mille direzioni senza dar punti fermi, accumulando stimoli sensoriali come da moda massimalista moderna (e in generale come oltralpe han sempre fatto, vedi anche l'ultimo SebastiAn). Monsieur Chaix è una vecchia volpe, ma ha ancora quei cambi di passo a tratti elettrizzanti che fan presa sui giovani: a noi è risaltato il salto improvviso tra l'irriducibile sfacciataggine acida di Transpiration e i misteri electro introversi di Zero Tastatur, ma ognuno è libero di scegliersi i propri passaggi preferiti. E alla fine, ringraziare.

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