Recensioni

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Dopo aver abbandonato la Neurot, i Grails hanno progressivamente
allargato il cerchio delle influenze spostando l’ago della bilancia dal
post-rock sporcato di ambient metal allo psych-rock venato di raga.
Hanno quindi introdotto dub, blues, calexico sound e soprattutto tanta
India, come dire spostarsi dalla Constellation di qualche anno fa alla
Kranky di metà Novanta. Una scelta tutt’altro che anacronistica.

Per certi versi i quattro di Portland potrebbero aspirare al trono di
nuovi Cul De Sac (i riferimenti caleidoscopici  del resto sono quelli),
eppure manca nerbo e attitudine e l’intera operazione alla fin fine
ritorna nella cerchia dei fan di genere: da The Black Tar Prophecies ovvero psychedelia pestata fatta d’oriente e west, passando per la Temporary con Burning Off Impurities (il loro migliore), e infine all’Important con quest’ultimo Take Refuge In Clean Living,
in altre parole, non sono riusciti a uscire dall’indie-referenzialità
di certe indulgenze sempre più dilatate ma non per questo maggiormente
ispirate.  

Non parliamo di una band banale: in Stoned at the Taj Again troviamo nastri e gusto da folkster esoterici, in Take Refuge diluizioni sapienti della roccia Neurosis, in Clean Leavingambient di prima qualità, ad ogni modo il paradigma dei cowboy che si
perdono nel deserto stanca se la produzione nel contempo non acquista
una profondità maggiore. Lo fai uno. Lo fai due. Ma alla terza basta.

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