Recensioni

A distanza di cinque anni da The Fountain, Ian McCollough (con Will Sergeant) torna con un nuovo album, prodotto da Youth, bassista dei Killing Joke. “Meteorites è quello che gli Echo & The Bunnymen dovrebbero essere: intoccabili, celestiali, belli e reali. Questo disco mi ha cambiato la vita”, mette le mai avanti Ian, promettendo i fasti passati.
Tra evocazioni Coldplay (o è il contrario?) – non a caso Chris Martin era guest nel precedente album –, tentazioni tardi U2, brandelli del proprio passato (voce emozionale compresa), Ian si dibatte, perché Meteorites è a tutti gli effetti un suo album solista (di recente Will Sergeant ha dichiarato che ha semplicemente suonato sui pezzi finiti di Ian). Potrebbe tirar fuori le unghie, il liverpooliano, mettendoci più carattere, invece resta in una indistinta medietà, da cui solo a tratti emerge (le melodie di Lovers On The Run, Market Town e qualche altro numero sparso).
Insomma come in The Fountain, il punto è che sono essenzialmente le canzoni a venire a mancare. Mc Collough è sempre prigioniero del proprio passato ’80 e della rock star che è stata e continua ad essere. Peccato.
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