Recensioni
Conny Plank
Who's That Man. A Tribute To Conny Plank
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Fabrizio Zampighi
- 16 Maggio 2013

Chi è quell’uomo? Chi è il Konrad “Conny” Plank che Brian Eno definiva persona “piena di risorse, in parte artista, in parte ingegnere/produttore, in parte inventore”, quello che a metà anni Ottanta si rifiutò di produrre The Joshua Tree degli U2 adducendo un “non posso lavorare con quel cantante”, lo stesso che finì per collaborare con la Gianna Nannini di Profumo? Fatte le dovute proporzioni, Plank sta alla musica cosmica tedesca come Brian Eno sta alla new wave e George Martin al pop inglese. Figura ombra – ma non troppo – del krautrock, il Nostro fu produttore artistico atipico ma fondamentale nel definire i caratteri del suono germanico, dal classico motorik a buona parte della kosmische musik.
Impossibile sintetizzare in poche righe tutti i dischi su cui mise mano il produttore tedesco: citiamo a titolo d’esempio Kraftwerk, Cluster e Cluster II, Neu! e Neu! 2, Känguru dei Guru Guru, Deluxe degli Harmonia, La Düsseldorf, Cluster & Eno. Un’arte, quella appresa in quei giorni, che Plank metterà a frutto per tutti gli anni Settanta e Ottanta, arrivando a collaborare con Eurythmics, Ultravox, DAF, Killing Joke, Scorpions e altri, fino alla morte prematura avvenuta il 18 dicembre del 1987.
Ecco dunque che la celebrazione del personaggio è tutto fuorché superflua. Anzi, forse persino troppo ridotta, nonostante i quattro CD del cofanetto Who’s That Man – A Tribute To Conny Plank. Certo sintetizzare tutto lo scibile plankiano sarebbe stato impossibile – un sito come Discogs segnala, a parte i dischi ufficiali a suo nome, trecentoventi produzioni artistiche, venticinque partecipazioni come turnista, duecentoquarantatré presenze dietro il mixer – il che ha significato affidarsi alla classica via di mezzo: introdurre l’universo del musicista raccogliendo nei primi due dischi brani da lui curati (suoi e di altri), per poi proporre materiale aggiuntivo negli altri due, nello specifico alcuni remix e un intero concerto del trio Plank-Moebius-Steffen risalente a una data messicana del 1986.
Se quest’ultimo pecca per una qualità di registrazione non ottimale pur suonando avventuroso e ipnotico e se il disco di remix riserva tutto sommato poche sorprese (tra le cose migliori, Justus Köhncke nella Feuerland di Michael Rother, Crato alle prese con la Doze dei Phew e il rework di Jens-Uwe-Beyer di Conny Plank), i primi due CD seminano invece assai bene. Nel primo segnaliamo il basso possente della Broken Head del trioEno/Moebius/Roedelius, gli Eurythmics dell’inquietante Le Sinistre, le batterie metronomiche e innarrestabili diFeuerland (Michael Rother), Silver Cloud (La Düsseldorf) e Conditionierer (Moebius/Plank), i synth disturbanti diFarmer Gabriel (Moebius/Plank/Thompson) e Alles Ist Gut (D.A.F). Nel secondo, dall’indole più “ambientale” e allentata, spiccano Roedelius con i tribalismi di Regenmacher, i Neu! classici di Negativland, certi Psychotic Tanksin sbornia Pere Ubu con Security Idiots, l’incubo di Fritz Müller Traum e una cover marziale, hard-rock e poco credibile – e quindi, paradossalmente, geniale – di Eleanor Rigby da parte degli Streetmark.
Il 5.9 assegnato al disco da un Pitchfork evidentemente poco propenso a comprendere appieno lo spirito alla base dell’operazione, non rende giustizia a Who’s That Man. Non sono l’estetica né la completezza le finalità ultime del cofanetto, quanto l’idea di rappresentare in pieno lo spirito di Plank, il suo modus operandi, il surrealismo che lo caratterizzava (ascoltatevi la natalizia Silent Night straziata da una voce ubriaca in Deutsches Weihnachts Potpourri), l’essenzialità glaciale sfociata poi in certo post punk-wave oscuro da un lato e nell’industrial dall’altro. Testimonianza storica unica e di valore, insomma, e in quanto tale da apprezzare.
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