Recensioni

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Uno di quei gruppi nati da un collettivo e da un’idea unificante, che li mantiene compatti a lungo: questa la forza dietro al sestetto di Portland, Oregon. La band ruota infatti attorno al leader e songwriter Eric Earley (chitarra e voce) e all’idea condivisa di gruppo comunitario, un hippismo di ritorno non infrequente nell’America più rurale. Questo per dire che partiti da un comune amore per blues, country e psichedelica sixties e seventies, i Blitzen Trapper l’hanno coerentemente portato avanti di album in album, facendo un salto di qualità con il penultimo, Wild Mountain Nation (2007) e con il passaggio alla Sub Pop.

Laddove nel precedente l’idea unificante era una miscela di country/pop/psych unito a jam acide con una forte idea melodica, ora il discorso si sposta di più  in favore della forma canzone. Ci sono dosi massive di Bob Dylan / The Band questa volta (l’opener Sleepytime in the Western World) e un maggior spostamento verso la parte più melodico beatlesiana/byrdsiana, piuttosto che verso la dissoluzione degli schemi, che sembrava la strada che sarebbe potuta seguire a Wild Mountain Nation. Invece i Nostri si lasciano trasportare da un songwriting più regolare, ballad comprese, che prende dal pop rock USA  e UK, come se Dylan andasse a braccetto con Donovan e Neil Young (Not Your Lover), riaggiornati all’oggi dei Flaming Lips e Mercury Rev più pop-psych.

Non mancano i momenti di deragliamento e jam (l’acida Love U) ma sono contenuti e incanalati in un percorso meno accidentato. Inutile aggiungere che ci erano piaciuti più i precedenti Blitzen e che un eventuale scivolamento verso un comodo status quo non farebbe di certo loro bene. Una buona capacità di scrittura e una visionarietà in sede di lyrics necessiterebbero quindi di abbandonarsi maggiormente alla vena anarcoide che da sempre caratterizza il gruppo. Per intanto, una conferma.

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