Recensioni

Italian psych-fuzz trio, recita orgogliosamente la press, e noi aggiungeremmo anche un bel “tra i migliori del panorama nazionale”. Gabriele Fiori (chitarra e voce), Alberto Croce (batteria) e la new entry Giuseppe Guglielmino (basso) creano una vertigine sonora in modalità stoner-groove che fa risalire a chi come il sottoscritto non segue più a fondo come una volta gli orizzonti di genere, una botta di giovinezza incredibile, quando a dettar legge, anzi, a indicare proprio la via da seguire, erano un gruppo di imberbi capelloni pronti a mostrare al mondo come il fuzz, la psichedelia, le droghe leggere, il deserto, l’hard rock dei Settanta, il groove e tantissimo altro potessero convivere in una parola sola: stoner. Legami diretti coi Kyuss i qui presenti Black Rainbows non ne hanno, se non come filiazione indiretta da quella geniale genia, ma dalla loro hanno un impatto sonoro e una capacità di scrivere pezzi memorabili come se ne trovano pochi in giro. Stellar Prophecy sembra la perfetta quadratura di un cerchio aperto nei 70s da Black Sabbath, MC5 e Hawkwind e proseguito dai Kyuss e dalle moltissime band nate dallo scioglimento o ispirate dalla formazione di Garcia and company: senso del groove, potenza sonora, melodie in grado di attaccarsi al cervello, dilatazioni drogatissime
Se buona parte dei pezzi di questo comeback si muove lungo le coordinate della forma canzone (da notare gli effluvi seventies di Woman, il superfuzz dell’opener Electricity e lo stoner caterpillar vagamente kyussiano di Evil Snake), sono le due suite Golden Widow e The Travel a spostare l’asse verso mantra cosmici, dilatazioni spacey e cavalcate space-blues-rock ipnotiche e segnate da un groove da trip come se ne sentono pochi. Non li scopriamo noi con questo disco, ma i Black Rainbows hanno veramente una statura internazionale.
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