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7.5

Alla fine non ha resistito e lo ha rifatto. Si potrebbe dire così di John Chantler che nel 2022 aveva lasciato Londra per andarsene a Stoccolma per tirare un po’ il fiato lontano dal Cafè OTO, per cui ha curato la programmazione live per un certo periodo. Ma poi il richiamo della musica, soprattutto di certa musica vicina al free jazz e all’improvvisazione, per quell’estemporaneo che istantanea sonora di una notte o di una vita, lo ha richiamato.

La colpa è del quartetto أحمد [Ahmed], che sull’etichetta del celebre locale londinese aveva già pubblicato Super Majnoon nel 2019 (ripresentato in versione espansa anche su BandCamp, con alcuni brani inediti recuperati dal live originale). Qui registrano in un locale di Stoccolma, invitati proprio da Chantler, che poi si occupa anche della produzione e di farne un vero e proprio disco. Ecco quindi Giant Beauty, le cui coordinate non sono troppo lontane da quelle di allora: lunghi brani improvvisati nati direttamente live e registrati in presa diretta sulla base di un canovaccio concordato precedentemente. Insomma, del buon vecchio jazz che si declina soprattutto nelle sue modalità più free. Altro elemento di continuità è il superamento dell’artificiosa e artificiale suddivisione tra Est e Ovest, soprattutto delle culture musicali. Non a caso, il sottotitolo di Super Majnoon era East Meets West.

Il programma di Giant Beauty è il risultato di cinque serate live tra il 10 e il 14 agosto 2022 al Fylkingen, nella capitale svedese. Ne risulta un disco monstre per durata: oltre quattro ore di musica, disponibile in digitale, vinile e in cd boxset. L’ispirazione viene da cinque brani del suonatore di oud Ahmed Abdul-Malik, scomparso nel 1993, sui quali i quattro (Pat Thomas al piano, Joel Grip al contrabbasso, Antonin Gerbal alla batteria e Seymour Wright al sax) improvvisano per una quarantina di minuti, scomponendo la melodia, ricomponendola, portandola in luoghi assolutamente inattesi, spappolandola in direzioni centrifughe e ricomponendola – ma non sempre – prima del ritorno a casa. Unica regola: nessuna discussione, nessun piano, nessun solo.

Si comincia con il beat di Nights On Saturn che intreccia poliritmie e un iniziale giro di basso dalle forti tinte notturne a cui si aggiungono via via i primi accordi di pianoforte e una nenia di sax che ci spara diretti nel sistema solare. Oud Blues è una ripresa di un brano già portato live e che fin dal titolo segna il legame tra la musica nera per eccellenza, il blues, e lo strumento  d’elezione di Abdul-Malik. Qui il territorio è inizialmente più classico, con il contrabbasso a segnare un ritmo ballabile, ma presto si sfocia nel free poliritmico di colemaniana memoria. Si tocca poi il clash culturale con l’incontro tra Africa e Brasile nella successiva African Bossa Nova per poi lasciare spazio alla grande energia di Rooh.

Chiude il programma la ripresa di El Haris (Anxious), già presente in un diversa versione in Super Majnoon, qui innervata anche di qualche rumorismo che fa oscillare la musica del quartetto anche verso texture inattese. Un tour de force davvero appagante.

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