Recensioni

Il secondo album di Rocchi per Cramps semplifica il cantautorato del precedente A Fuoco, confezionando otto brani di lodevole compattezza. La sostituzione alla chitarra solista di Alberto Camerini con Paolo Tofani determina l’asciugamento di un’urgenza interpretativa preservata invece nei testi, al solito colmati da riflessioni filosofiche e da qualche riuscita immagine poetica. Gli arrangiamenti sono rinforzati da un’elettronica ovviamente analogica e da una timbrica oggi datata (Nuove nevi) ma sufficiente per appagare gli amanti delle sonorità Seventies.
Bypassati gli episodi più deboli (Maria, la title-track e La ballata del bianco & del nero) con Grande (e)vento oggi in Toscana e l’abbandono estatico in Il cielo si fa blu, l’estetica rocchiana – coi suoi pro e contro – traborda divenendo ora descrizione fedele del presente nel suo svolgersi (“Un occhio alla posta… non è neanche arrivato l’assegno di questi che non pagano mai… una corsa in cucina, l’acqua nella teiera, io mi faccio un te…”) e ora raccolta di constatazioni innegabilmente naïf (“…la doccia è un momento di corpo bagnato”).
Non ce n’è per nessuno, pur non vantando una canzone manifesto o una papabile hit sacrificata sull’altare del credo underground, scorre senza particolari scossoni nella brevità di un pop-rock comunque mai banale, a fungere da diario di bordo per un viaggio sfortunatamente conclusosi con la morte del Nostro, il 18 giugno scorso, a soli 62 anni.
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