Doppia eliminazione e massima tensione per il terzo live di X Factor, andato in onda giovedì sera su Sky e Now TV. È stato il televoto a decidere gli eliminati, dal momento che nei giorni scorsi sono state notate alcune irregolarità relative a delle inserzioni sponsorizzate per gli streaming dei brani. Né la produzione, né i giudici, rassicura Ludovico Tersigni in diretta, sono coinvolti. La serata ha visto gli undici concorrenti rimasti a contendersi un posto nel prossimo live attraverso l’esecuzione di brani non propri. La formula, già collaudata durante lo scorso live, non è nuova, ma è divertente, soprattutto se fra gli artisti oggetto di cover troviamo nomi del calibro di CCCP, XTC, Gorillaz e Lana Del Rey.
Si parte con l’ospite speciale Dardust, fresco da un tour di successo che ha preso il nome dell’ultimo lavoro Storm And Drugs. Il produttore elettronico ha proposto una versione inedita della sua Sunset on M, tratta dall’album 7 del 2015. Siamo dalle parti della classica contemporanea, con cenni di ambient-elettronico e derive soundtrack, che rimandano alle colonne sonore di Vangelis. Il brano eseguito è un inno al pianeta Terra, che si inserisce nell’opening dello show dedicato al COP26, la conferenza sul clima delle Nazioni Unite che si sta svolgendo a Glasgow. I ragazzi in gara fanno cadere dei fogli di carta riciclata sui quali è riportata la scritta “bla”, con chiaro riferimento al discorso di Greta Thumberg al Youth4Climate di Milano di qualche mese fa.
La prima manche di gara inizia sottotono. Fellow, con Nemesis (l’ennesima cover di Benjamin Clementine) risulta confuso e confusionario, fra Postal Service e Amici di Maria De Filippi. Il ragazzo è buono per il talent e raccoglie la fetta di pubblico più giovane, ma da uno con un timbro di voce così ci si aspetta molto di più. Speriamo di sentirlo presto in italiano. Versailles si conferma urticante, portando sul palco un mash up di In Bloom dei Nirvana e Six Feet Under di Billie Eilish. Il progetto crossover grunge-hop a base di puro auto-tune, è sbagliato, futile, lontano anni luce dalla contemporaneità che il rock potrebbe esprimere. I giudici glielo fanno pure notare, ma sorprendentemente il pubblico lo salva.
Manuel Agnelli assegna Making Plans For Nigel degli XTC ai Bengala Fire e la scelta ci pare azzeccata. Sul palco sembrano i DEVO, impersonano bene la critica borghese alla base del brano e si divertono, ma rimane la sensazione che si tratti di una cover band indie-rock da dopolavoro serale. Tra i migliori di questa puntata, ci sono senza dubbio Le Endrigo. La loro versione di Certi Uomini di Francesco Bianconi è una scelta azzeccatissima di Emma, che, evidentemente, ha visto oltre i riferimenti all’indie italiano da club di provincia (Marta Sui Tubi, Ministri, ecc.) ai quali i ragazzi si erano affezionati. Il cantato non è perfetto, ma il pezzo è ad alto carico emozionale e non sfigurerebbe sul palco di Sanremo. Che sia la loro svolta?
Baltimora, della squadra di Hell Raton, porta Turning Tables di Adele. L’effetto è spiazzante perché, dopo un inizio fedele alla ballata tratta dall’album 21 con tanto di pianoforte a coda, parte una base electro a casa dritta che fa fare al pezzo un salto mortale di produzione. Vale il discorso fatto per Fellow: il talent è il suo habitat naturale e i giovani lo adorano, potrebbe andare fino in fondo. Ma quanto durerà il gioco fuori dai lustrini e le paillette del teatro RePower?
Il secondo ospite è Gazzelle, che presenta in anteprima il suo nuovo singolo Fottuta Canzone, un brano dal tiro punk californiano fra Blink 182 e Sum 41 che conferma le impressioni (non positive) che avevamo avuto recensendo OK. Il brano sarà incluso in una nuova edizione dell’album uscito a inizio 2021.
La gara ricomincia con un mezzo battibecco fra i Mutonia e Hell Raton, con il giudice a rimproverare Matteo, leader della band di Manuel, tacciandolo di mancanza di rispetto per le considerazioni di Mika. In effetti, Matteo è sembrato particolarmente vivace questa sera, complice forse la scelta di un brano trasversale rispetto a quelli proposti in precedenza: il post-punk di Sports degli svedesi Viagra Boys. Non di certo la performance migliore della band laziale ma quel piglio incazzato espresso musicalmente è finito per riversarsi nell’atteggiamento beffardo che ne è seguito in sede di valutazione. Attitudine rock? Ci sta.
Degna di nota è certamente la versione di Io sto bene dei CCCP, portata sul palco dal diciottenne gIANMARIA. Il ragazzo di Vicenza è assolutamente inconsapevole della portata del brano, totalmente incosciente rispetto allo spessore tecnico e artistico della band di cui ha proposto la cover… eppure è magicamente uno dei momenti migliori della serata. gIANMARIA dimostra che forse il brano può esistere in questa nuova veste, che è possibile ringiovanirlo senza alterarlo. Ammesso e non concesso che ci fosse bisogno di ringiovanirlo, l’unico a poterlo cantare è uno che non ha idea di chi siano o cosa rappresentino i CCCP.
I Karakaz, dopo aver riproposto per 5 puntate la stessa solfa (seppur fatta bene) fra hard rock e rock and roll, fanno a pezzi Feel Good Inc. dei Gorillaz, facendola assomigliare a un pezzo degli Slipknot. Non sorprende che la cosa gli costi l’eliminazione.
Chiude Erio, che perde qualche colpo con una versione dal forte carico emozionale di The Greatest di Lana Del Rey. Che sia schiavo dei suoi stessi virtuosismi? La voce sublime à la ANOHNI non è in discussione, ma il concorrente della squadra di Manuel si affida troppo alle tecniche del vibrato e al falsetto, anziché usarle come armi in più per le sue esecuzioni vocali. Ci è sembrato poco a fuoco.
La mannaia della doppia eliminazione si abbatte sui sopracitati Karakaz del team di Hell Raton ma anche su Vale LP di quello di Emma.
X Factor torna giovedì prossimo in diretta su Sky e Now TV.