È notizia di questi giorni che Eric Clapton, inviando un affidavit al tribunale di Düsseldorf, abbia vinto la causa contro una donna – Gabriele P. – rea di aver cercato di vendere un bootleg di un suo concerto degli anni ’80 su eBay al prezzo di circa 10 euro. Sul caso, comprensibilmente, è scoppiato un polverone, con gli avvocati del chitarrista, sentiti dal Guardian, a dover chiarire la sua posizione. È stata la stessa donna, raggiunta in un primo momento da una raccomandata dai legali del chitarrista, a non voler sentir ragioni, costringendo quest’ultimi ad avviare l’azione legale. Da lì le spese legali a suo carico di circa 3.400 euro.
Sulla causa è inoltre intervenuto Michael Eaton, manager di Slowhand, che ha ribadito che la pratica della vendita di bootleg in Germania è un fenomeno assai diffuso e che i numerosissimi casi simili a quello di Gabriele P., che ogni anno si verificano sul territorio, si sono quasi sempre conclusi con spese minime a carico del trasgressore, dunque senza il coinvolgimento di alcun tribunale. È stato dunque l’azzardo della donna, che ha assunto un legale nella persona di Klaus Günther e si è vista respingere dal giudice la possibilità di un ricorso, a portare alla sentenza e dunque al suddetto risarcimento.
Un ultimo e finale capitolo della vicenda vede entrare in gioco lo stesso Clapton. Slowhand ha rinunciato al riconoscimento delle spese e, sempre in accordo con i suoi legali, ha ribadito che il fine di queste azioni è colpire chi produce e distribuisce le copie pirata e non i singoli che le vendono prendendole da quelle presenti nella propria collezione di dischi.

In quest’ultimo biennio Clapton è balzato agli onori della cronaca più per le sue posizioni no vax e contro il green pass che per la propria musica. Non sfugge a questa regola neppure il nuovo singolo del musicista, in uscita il giorno di Natale, e connotato politicamente già dalla scelta del suo co-autore. Di recente, anche Zucchero ha voluto dire la propria sulle controverse affermazioni dell’ex Cream.