Dieci anni fa i Twenty One Pilots conquistavano le classifiche alternative con hit planetarie come Stressed Out e Ride, senza però riuscire a sfondare davvero oltre i confini radiofonici. Dopo esordi altalenanti e un percorso artistico spesso sbilanciato verso il jingle pop, Tyler Joseph e Josh Dun hanno affinato negli anni la propria formula, fino a definire con Clancy (2023) un suono più a fuoco, meno ruffiano eppure ancora accessibile.
È proprio da lì che riparte Breach, ottavo album in studio (già recensito su queste pagine), sintesi di dieci anni di carriera e di immaginari sempre più spettacolari, fra dosaggi di rap, electro-rock, indie pop e suggestioni emo. Un disco accolto con entusiasmo dai fan, che ora si traduce in un risultato storico.
Non succedeva dai tempi di Fear Inoculum dei Tool
Il disco ha debuttato direttamente al n.1 della Billboard 200 con 200.000 copie equivalenti nella prima settimana. Si tratta del miglior risultato di sempre per il duo e della più grande settimana per un album rock negli Stati Uniti dal 2019, quando i Tool pubblicarono Fear Inoculum (con 270.000 unità equivalenti).
Secondo i dati Luminate, ben 169.000 unità arrivano dalle vendite tradizionali, grazie anche a oltre 15 varianti in vinile (72.000 copie) e a edizioni deluxe in CD e digitale. L’album segna così il secondo n.1 della band dopo Blurryface (2015) e il quinto ingresso complessivo in top ten.
Successo globale?
Fuori dagli States, Breach debutta al n.4 della classifica britannica e al n.3 di quella italiana, a testimonianza della portata globale del progetto. È però difficile che il disco riesca a mantenere a lungo le posizioni più alte: oggi il rock e i suoi derivati raggiungono ancora la vetta, ma per lo più come fiammate legate all’effetto novità. Diversa la dinamica per pop e hip hop, che grazie allo streaming e a un’audience giovanissima hanno molte più possibilità di garantire continuità in classifica.
