Thom Yorke, The Smile
Thom Yorke, The Smile al Primavera Sound 2022, Weekend 2, foto di Francesca Sara Cauli

Thom Yorke. I suoi cantanti preferiti di ieri e di oggi, i brani che lo fanno (sempre) piangere e altro ancora

...ma anche di quella volta che si è commosso riascoltandosi in “Fake Plastic Trees” e del momento più imbarazzante di sempre ad un live

The Singers Talk, ovvero il libro del cantante dei Kingsize Jason Thomas Gordon, si sta rivelando una miniera di aneddoti su alcune icone della storia del rock. Originale è infatti il taglio che, come da sottotitolo, recita: “i più grandi cantanti del nostro tempo si raccontano a partire dall’unica cosa che nessuno chiede loro: parlare della loro voce”.

Tra gli intervistati che hanno contribuito alla sua realizzazione Bruce Springsteen, Roger Daltrey, Chrissie Hynde, Willie Nelson, Mavis Staples, Ozzy Osbourne, Robert Smith, Geddy Lee, Michael Stipe, Rod Stewart, Steve Perry ed anche Thom Yorke. E proprio il frontman dei Radiohead è l’oggetto di alcuni estratti che Rolling Stone USA ha avuto modo di pubblicare in anteprima, stralci di intervista che non hanno mancato di dare grandi soddisfazioni a fan.

Tra questi, la sua passione giovanile per i Queen di cui si sapeva già dalle interviste rilasciate nel 1993 (aveva nominato Under Pressure la perfetta canzone pop). Emerge che non si è mai immedesimato in Freddie Mercury, bensì in Brian May. Che in quello stesso periodo che coincideva con gli anni della High School il professore di musica gli consigliò di prendere lezioni di canto e da quelle è finito per cantare un componimento di Schubert ad un recital (è andata bene).

Che da giovane amasse Michael Stipe e Morrissey pure si sapeva,  ma a quelli si aggiunge David Sylvian (“Mi piaceva la sua voce ma il mio registro è molto più alto, facevo ridere quando provavo a cantare come lui”). Curioso anche l’aneddoto su come ha conosciuto la musica di Neil Young e di come ascoltando la sua voce ha preso confidenza con le sue note più alte e con l’alternanza tra registi bassi e acuti.

A 18 anni mi son preso un anno sabbatico e ho registrato musica quasi tutto il tempo. Mandai un demo a questo magazine gratuito vincendo il “Demo del mese”. C’era un tipo che si domandava se fossi Neil Young. All’epoca non l’avevo mai sentito, “chi cavolo sarà? [ride ndr.]”. Ho comprato After The Gold Rush e da lì ho capito che era ok cantare anche così. Nei suoi registri alti, più alti dei miei, la sua voce conservava quella morbidezza e naiveté, caratteristiche che fino a quel momento stavo cercando di nascondere. Ho capito che avrei potuto mostrarle
Thom Yorke

E di quella volta che pianse riascoltando la sua voce in una versione di Fake Plastic Trees.

Ascoltando il playback del pezzo ho pianto sul serio. Quando registri provi tutta una serie di emozioni ma se c’è una cosa di cui non sei consapevole …sei tu. Non sei consapevole della tua persona, quindi cantare è come meditare in un certo senso… …durante una performance non sei presente alle tue stesse vulnerabilità, sei là fuori da qualche parte e poi quando hai finito ritorni. È come vedere qualcuno allo specchio per la prima volta, scoprirti inconsapevole…
Thom Yorke

Ma anche della sua performance più imbarazzante

Abbiamo suonato a San Francisco in un posto all’aperto. Ci siamo divertiti un sacco ecc. Prima dell’ultimo bis io e Jonny Greenwood ci siamo fumati un cannone. Torno sul palco per Everything In Its Right Place e non capivo più nulla. Credo di aver cantato il secondo verso al posto del primo. Guardavo la tastiera e avevo una faccia come dire “che è questa roba?”. Mi son messo a cantare la strofa successiva rendendomi conto di averla già cantata. Mi guardo intorno e gli altri guardano me con delle facce assurde. “Tiraci fuori da questa situazione!”. A quel punto ossservo il pubblico davanti a me, stanno tutti cantando il pezzo e io che faccio? Cerco di leggere le loro labbra. Ero fuorissimo. Mi son alzato dal piano e sono uscito 
Thom Yorke

A proposito dei suoi cinque cantanti preferiti di sempre Yorke nomina Ella Fitzgerald (“ne sono ossessionato al momento”), Nina Simone, Scott Walker, Michael Stipe, Billie Holiday e Tom Waits. Aggiungendo che se ascolta Tom Traubert’s Blues di Tom Waits o Simple Twist Of Fate di Bob Dylan, è matematico che piange. Ma c’è tanto altro ancora nell’intervista pubblicata da RS USA che vale la pena leggere.

Nel frattempo, Thom Yorke sta lavorando al secondo album degli Smile assieme a Jonny Greenwood e Tom Skinner (Sons of Kemet). Del disco si possono già ascoltare alcuni demo registrati ai live della tournée appena conclusa. Pare che per il successore di A Light For Attracting Attention i fan non dovranno attendere troppo a lungo. Di sicuro arriverà prima del prossimo lavoro dei Radiohead di cui ha parlato di recente Phil Selway.

Tracklist

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