L’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre ha contribuito, più di vent’anni fa, a plasmare cultura e arte in un Paese colpito da un profondo trauma. Nacquero molte canzoni in ricordo di quei tragici eventi (da I Can’t See New York di Tori Amos a On That Day di Leonard Cohen) a cui abbiamo dedicato un paio di articoli, così come qualcuno tentò invece di “nascondere” il dolore degli statunitensi. Fu il caso di Clear Channel, proprietaria di 850 stazioni radio negli Stati Uniti (oggi iHeart Media) che consigliò 165 brani “che era meglio non trasmettere”, tra cui tutta la discografia dei Rage Against The Machine.
Poi ci fu una band che preferì autocensurarsi: gli Strokes. È del 2001 il loro album di debutto, Is this it?, che oltre a famigerati brani come The Modern Age e Last Nite contiene anche una sorta di inno anti-polizia: New York City Cops. La versione CD di Is this it sarebbe dovuta uscire negli Stati Uniti il 25 settembre 2001, ma in seguito agli attentati alle Twin Towers fu posticipata al 9 ottobre con una tracklist rivista: New York City Cops fu infatti sostituita da un nuovo brano, When It Started.
Il brano in questione fu scritto in reazione all’assassinio nel 1999 di Amadou Diallo, un 23enne dalla Guinea ucciso da quattro agenti della polizia con 41 colpi d’arma da fuoco mentre era disarmato. “New York City cops, but they ain’t too smart”, canta Julian Casablancas nel ritornello: parole inequivocabili, che spinsero la band a rimuovere il brano dalla tracklist in un periodo particolare per la sensibilità americana.
Gli Strokes continuarono comunque ad eseguire il brano in concerto, e lo fecero anche nel 2020 nel live in sostegno a Bernie Sanders, durante la sua corsa alla Casa Bianca. Ironia della sorte, durante l’esibizione la polizia intervenne per frenare dei fan che avevano valicato i limiti di sicurezza, durante il crowd surfing.
In un’intervista a Vulture del 2018, Casablancas discuteva delle proprie visioni politiche e di come, in seguito all’11 settembre e alla rimozione di New York City Cops dal disco, gli Strokes smisero di essere considerati una band con dei testi (anche) politici. D’altro canto, lo stesso frontman ammetteva di essersi sentito un po’ confuso in quel periodo (“Non avevo le idee chiare e pertanto non dicevo le cose in modo altrettanto chiaro”), salvo poi ritornare sui suoi passi al momento della rielezione del presidente Bush (“Non capivo come si potesse eleggere una persona così priva delle competenze necessarie per essere Presidente, ovviamente condizionata da programmi finanziari oscuri e mai dichiarati”).
La politica è dunque rientrata, seppur latamente, nei testi della band all’altezza di First Impressions of Earth (2006), il terzo disco della non-consacrazione. Ma, a ben vedere, anche il titolo del loro secondo disco faceva riferimento a uno stato delle cose in America: Room on Fire non raffigurava dunque una sala da ballo.
“Sono molto più interessato alla politica che alla musica”, dichiarava infine Julian Casablancas nell’intervista a Vulture, “per la politica provo ciò che provavo per la musica da adolescente: la voglia di imparare ancora molto”.
Su SA potete recuperare la recensione di Is This It ma anche di altri album in studio della formazione: Angles, Comedown Machine, Future Present Past e The New Abnormal.