Deadbeat dei Tame Impala non è stato accolto a braccia aperte: perplessità e critiche hanno superato gli apprezzamenti. In una recente intervista concessa a RUSSH, Kevin Parker prende indirettamente parte al dibattito, raccontando la propria prospettiva. Parlando della lunga gestazione che accompagna ogni suo lavoro, il frontman ha riflettuto sul rapporto – tutt’altro che semplice – con la ricezione critica.
Il peso della critica
«È strano quel che succede oggi», osserva Parker. «A seconda di quale angolo di internet guardi, trovi reazioni completamente diverse. Posso aprire YouTube o Instagram e leggere solo entusiasmo, ma continuo a scorrere finché non trovo quelle negative. Lo facciamo tutti, no?»
Per Parker, pubblicare nuova musica è un passaggio di proprietà emotiva tanto necessario quanto destabilizzante. «È come un bambino che cresci per uno o due anni», racconta. «Qualcosa su cui hai pianto, riso, ballato da solo, che hai amato e odiato. E poi, all’improvviso, viene esposto alla luce del giorno».
Un momento che il leader dei Tame Impala descrive come quasi invasivo: «Quelle canzoni erano tue, e ora non lo sono più. Appartengono al mondo. Questa transizione pesa molto sull’artista. A volte sembra persino violenta».
Album come figli
La metafora non è nuova: Thom Yorke ha spesso definito i lavori dei Radiohead come “figli” che devono essere lasciati andare, parlando della difficoltà di vedere le proprie canzoni interpretate e commentate dal pubblico. In modo simile, Kanye West considera le sue canzoni “figli” nati da esperienze personali, e il rilascio equivale a una forma di esposizione totale. Björk vede la propria arte come una “creatura vivente” che richiede cura e attenzione, mentre Trent Reznor ha raccontato che pubblicare un disco è come “mandare un pezzo della propria psiche nel mondo”, soprattutto con album intensamente personali come The Fragile.
Deadbeat
Pubblicato lo scorso 17 ottobre, Deadbeat segna una decisa sterzata verso coordinate dance: Parker esplora groove house, funk anni Ottanta, suggestioni baleariche, techno e trance, nel tentativo di saldare club culture e psichedelia. Sul piano compositivo – come sottolineato nella recensione – il disco produce più attrito che sintesi, con melodie spesso relegate in secondo piano e una tensione irrisolta che potrebbe fornire una chiave di lettura per spiegarne la ricezione tiepida.
Appuntamenti live
Nel frattempo, i Tame Impala hanno appena concluso una lunga tournée statunitense e torneranno dal vivo in Europa nella primavera 2026, con date tra Regno Unito e continente, inclusi appuntamenti italiani, a Torino e Bologna.
