Millie Bobby Brown aka Eleven, Stranger Things 5
Millie Bobby Brown aka Eleven, in Stranger Things 5

Stranger Things 5. Il Volume 2 conferma la frattura con il pubblico: uno degli episodi meno amati di sempre

Il settimo episodio della parte centrale della stagione finale registra uno dei peggiori voti IMDb della storia della serie, rafforzando le perplessità emerse con il Volume 1

Dopo un’attesa lunga oltre tre anni e un ritorno che, già con il Volume 1, aveva mostrato crepe difficili da ignorare, Stranger Things sembra aver definitivamente perso il favore compatto del suo pubblico. L’uscita del Volume 2 della quinta e ultima stagione, condiviso su Netflix il giorno di Natale, non ha fatto che acuire una sensazione già diffusa: quella di uno show arrivato stremato al proprio epilogo.

In particolare, Chapter Seven: The Bridge, episodio che prepara lo scontro finale tra i ragazzi di Hawkins e Vecna, si è rapidamente imposto come uno dei capitoli meno apprezzati dell’intera saga. Su IMDb ha ottenuto un punteggio medio di 6,5 su 10 (oltre 25.436 voti), risultando al momento il secondo episodio peggio valutato di sempre, superato in negativo soltanto da The Lost Sister del 2017. Un dato che stride non poco se confrontato con l’entusiasmo raccolto da alcuni episodi delle stagioni precedenti, come The Massacre at Hawkins Lab, ancora oggi il più alto in classifica.

Un raffronto che rende evidente la distanza tra le ambizioni di chiusura epica e la ricezione effettiva da parte dei fan. Se il finale del Volume 1 era riuscito a mantenere un buon riscontro, il prosieguo narrativo sembra aver pagato la reiterazione di dinamiche e soluzioni già ampiamente sperimentate, senza quella freschezza che aveva caratterizzato le prime stagioni.

La flessione si riflette anche nei dati aggregati: l’intera stagione finale si attesta attualmente su un 65% di gradimento del pubblico su Rotten Tomatoes, in netto calo rispetto all’89% della quarta stagione. Più indulgente invece la critica, che assegna alla serie un 84% “fresh”.

Un andamento che, in fondo, sembra dare ragione alle perplessità emerse già all’uscita del Volume 1: una serie che – lo ribadivamo in sede di recensione – a nove anni e decine di episodi dal debutto, fatica a sostenere il peso del proprio immaginario e della propria mitologia, smarrendo progressivamente quello slancio creativo e quella leggerezza evocativa che l’avevano resa un fenomeno culturale. Resta ora da capire se il capitolo conclusivo riuscirà davvero a invertire la rotta o se Stranger Things finirà per chiudersi come simbolo di un’epica dilatata oltre il punto di rottura.

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