Carlo Conti
Carlo Conti direttore artistico del Festival di San Remo, foto via Instagram

Sanremo 2026. Il Festival della scialberia? Gli ascolti confermano noia e mediocrità

SA non era presente agli ascolti riservati alla stampa per esaurimento posti, ma leggendo i resoconti dei colleghi tutto è andato esattamente come avevamo immaginato

Ogni anno è sempre peggio, Sanremo 2026 lo conferma. E non stiamo parlando di qualità, sempre tendenzialmente bassa a quelle latitudini, bensì di prevedibilità. In tempi algoritmici quello che dovrebbe essere il Festival della Canzone italiana si riesce quasi a decifrarlo e leggerlo fin dal principio, fin dal cast, anche senza conoscere nulla dei brani proposti. E le conferme non tardano ad arrivare. Sì perché se all’annuntio vobis da queste parti si era già parlato di una line-up debole, tutte le intuizioni sembrano essere confermate anche dai primi ascolti riservati alla stampa specializzata, dove SA non è potuta accedere a causa della capacità raggiunta dei posti disponibili.

Critica divisa, mediocrità condivisa

Come sempre, tra penne smaniose di esaltarsi al primo accordo in minore e altre più appuntite inclini a sparare senza pietà sulla croce rossa, dalla media ponderata dei giudizi giornalistici emerge un telefonatissimo equilibrio tra tutte le parti coinvolte: nessun picco, nemmeno lontano – a differenza dello scorso anno, quando Giorgia veniva elogiata in ogni sede possibile – e una quantità ingente di mediocrità.

Ormai basta soltanto inquadrare stato di salute, condizione attuale nella scena e background per capire più o meno quale direzione prenderà l’uno o l’altro artista. In questo senso viene in aiuto Serena Brancale: l’anno scorso spregiudicatissima e ritmata in Anema e Core, punto di arrivo di un percorso costellato di ironia virtuosistica, oggi torna in gara con Qui con me, brano più intimo. L’obiettivo – legittimo – è far conoscere a tutti, ma proprio a tutti, le sue radici affondate nella black music e una padronanza vocale con pochi eguali in Italia. Il paragone con la già citata Giorgia sarà inevitabile (pare che il pezzo la richiami, si vedrà), ma la componente emozionale – il brano è dedicato alla madre, scomparsa nel 2020 – farà la sua parte. Sarà, senza grossi dubbi, una delle protagoniste.

Formula collaudata e ritorni sicuri

Prevedibile, anche se in senso diverso rispetto alla pugliese, la proposta di Fedez back to back con Marco Masini in Male necessario. Il rapper di Rozzano va sul sicuro riproponendo esattamente la stessa formula della serata cover 2025: barre autobiografiche da una parte, timbro inconfondibile dall’altra a reggere il ritornello. Classica miscela infernale che genera l’effetto boomerang: parte magari non benissimo, la dai per spacciata, e al momento che conta te la ritrovi in top 5 senza colpo ferire.

Leggerissimo cambio di spartito invece per Ermal Meta con Stella stellina, racconto della delicatissima storia di una bambina palestinese. Contro ogni previsione evita l’approccio melenso e sceglie una produzione mossa, firmata dal Dardust più esotico, quello che da sempre miscela elettronica ed elementi mediorientali.

Capitalizzare il consenso

Dopo il banger Nessuna per Luché era arrivato il momento di capitalizzare. Pronostico rispettato: amore, tossicità e struggle, tra rap e canto, per non scontentare la base e intercettare nuovi adepti. Percorso simile per Levante con Sei tu, che dopo brani generazionali o di manifesto torna a scavare nell’intimismo, territorio che più volte le ha portato fortuna.

Non sarà semplice tenere botta per due “non più” novità come Dargen D’Amico e J-Ax. Il primo ironizza sull’intelligenza artificiale in Ai ai, ripescando una formula già rodata; il secondo, con Italia Starter Pack, torna ai tempi di Italiano medio, tra violini e country, mettendo sul tavolo tutte le nostre contraddizioni.

Chi fa semplicemente il suo

Lunghissima la schiera di concorrenti intenti a fare esattamente ciò che ci si aspetta: Arisa farà Arisa, Enrico Nigiotti farà Enrico Nigiotti, Fulminacci, per fortuna, farà Fulminacci. E poi Leo Gassmann, Mara Sattei, Raf, la regale Patty Pravo, Michele Bravi, Francesco Renga e Tommaso Paradiso, inizialmente dato favorito nonostante la solita formula. In altri casi conterà la performance, e le Bambole di pezza potrebbero raccogliere consensi puntando su punk pop, messa in scena e look.

A questi si aggiungono i tik-tok friendly, con Sal Da Vinci pronto a dominare i feed: un artista nel pieno di un prime alla Gigi D’Alessio dei primi Duemila, ascoltato da molti e ammesso da pochi. A inseguire, Samurai Jay, Elettra Lamborghini, LDA e Aka7even, tutti con ambizioni differenti.

Le vere scommesse

In piena quota Ditonellapiaga con Che fastidio!: una potenziale hit che unisce buone idee e una musica martellante, con riferimenti dichiarati a Rettore e Myss Keta. Tradotto: il pezzo che può cambiarle la carriera. Molto alte anche le quotazioni di Sayf, tra i più interessanti dell’edizione, con una dedica all’Italia che richiama Ghali tra groove e intelligenza.

Outsider

Attenzione anche a Nayt, Tredici Pietro e Chiello: tre identità diverse, tre brani coerenti con il proprio vissuto. Malika Ayane, quota eleganza, potrebbe mettere d’accordo molti con sfumature che – pare – guardano ai Nu Genea.

Bene anche lo sconosciuto ai più Eddie Brock, cresciuto sui social e apparentemente consapevole delle regole del gioco, e il duo Maria Antonietta–Colombre, destinato a essere etichettato come nuovi Coma_Cose (anche se le affinità finiscono lì). A Sanremo, si sa, più se ne parla meglio è: tutto il resto viene dopo.

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