I “veri” big scappano dall’Ariston. Potrebbe essere questo il titolo più adatto per descrivere il cast di Sanremo 2026 annunciato da Carlo Conti al TG1 delle 13:30 di domenica 30 novembre. Sì perché, nella lunga lista (anche quest’anno saranno ben trenta canzoni) letta dall’anchorman mancano i pesci grossi, quelli che hanno contribuito a rilanciare la kermesse durante la gestione Amadeus.
Pochi i colpi in canna tirati dal Direttore Artistico, costretto a fare i conti (a quanto pare) con numerosi “no grazie” da parte di tanti artisti di punta. A conti fatti, manca il cantante “d’élite” in ogni sotto categoria. Non c’è ad esempio la Giorgia, l’Elisa, il Marco Mengoni ma anche il Blanco di turno, così come manca – attenzione a questo dato – il rapper di punta della scena urban. Alcuni si aspettavano Tedua, complice anche la data di San Siro programmata il prossimo giugno, è arrivato invece Luché, probabilmente l’unico davvero con i numeroni (anche se poco paragonabili a quelli del Lazza 2023 e del Geolier 2024). Con lui anche Nayt, che piacerà agli amanti del cantautorap, Sayf, che con il pezzo giusto può acchiappare anche alcuni amanti del nu jazz, e Samuray Jay, dentro più che altro per colpa di Halo, banger su Tik-Tok, scelta che fa la quadra anche con Eddie Brock, che rapper non è ma che è diventato famoso sempre grazie alla girandola impazzita del social cinese (in questo caso con il pezzo Non è mica te).
Sul fronte itpop si innalza la (telefonata) bandiera di Tommaso Paradiso, ormai da tempo alle prese con dei risultati non più esaltanti come il passato. La quota Lucio Corsi, vero asso nella manica della scorsa edizione, sembra non esserci, considerato che l’unico nome più di nicchia del mondo indie (se così si può chiamare) è rappresentato da Maria Antonietta e Colombre, con i validi Fulminacci e Ditonellapiaga che ritornano dopo l’esperienza già maturate rispettivamente 2021 e 2022. Anche qui manca il jolly di peso, vedi un Venerus, un Coez o un Frah Quintale, nei fatti più in hype rispetto all’ex The Giornalisti. Nessuna traccia della brava Emma Nolde, per alcuni proposta in duetto con Diodato (sarebbe stato molto interessante) e potenziale ottimo nome da spendere.
Assente poi la bomba ad orologeria a cui manca solo la miccia della riviera ligure per esplodere definitivamente in larga scala (il riferimento più facile è Anna Pepe). Quello che si avvicina di più in chiave rivelazione è Tredici Pietro, entrato a gamba tesa nel mainstream grazie al singolo Che gusto c’è di Fabri Fibra. Più sullo sfondo Chiello che, invece, appartiene a quella nutrita schiera di nomi “pre-selezionati” con l’ospitata nella serata delle cover dell’anno precedente (in tal senso lui condivise il palco con Rose Villain). Sulla stessa stregua anche Sal Da Vinci (l’anno scorso ospite dei The Kolors e ancora oggi in hype con Rossetto e caffè. In questo caso al 100% proverà un nuovo tormentone) e l’accoppiata Fedez–Masini (l’anno scorso proposero insieme una nuova versione di Bella stronza). Back to back poi per Serena Brancale a seguito dell’exploit di Anima e core. Agirà sicuramente da battitore libero Dargen D’Amico, mentre per Levante lo scenario potrebbe consentirle di elevarsi dalla massa.
Latitano finanche le sorprese, forse rappresentate dal pop punk della Bambole di Pezza, al netto di una valanga di nomi appartenenti alla linea mediana più o meno interessanti: da Malika Ayane ad Ermal Meta, da Michele Bravi a Mara Sattei, da J-Ax ad Arisa, quest’ultima in quota RAI insieme a Leo Gassman ed Elettra Lamborghini, senza considerare il fedelissimo di Conti Enrico Nigiotti e le quote classic Raf, Francesco Renga e Patty Pravo. I fan di Amici di Maria De Filippi si possono invece consolare con l’accoppiata (horror) LDA–Aka7even.
La fuga dei big – ci interrogheremo sul motivo, ma la sensazione è che nessuno sia più intenzionato a ricevere il trattamento chi di Geolier, chi di Giorgia – non avrà un effetto banale. Il cast, così come concepito, mantiene comunque un equilibrio abbastanza variegato, ma tutto sta nel capire con quali mezzi i diretti interessati arriveranno all’Ariston, con quali produttori e con quali autori decideranno di collaborare, quale tipo di messaggio vorranno veicolare. Il rischio infatti è che avvalendosi (come probabilmente) dei soliti noti si accentui ancora di più l’appiattimento già visto negli ultimi anni. Dopotutto, come poter pretendere una grande canzone, da artisti che (nella maggior parte dei casi) una grande canzone non l’hanno praticamente mai scritta, incisa o prodotta? La domanda è aperta.