Si sapeva che Fiorella Mannoia avrebbe portato un brano sull’empowerment femminile arrangiato in levare con naturali convergenze con le contemporanee produzioni caraibiche. Ad ascolto fatto, Mariposa, più che Rosalía guarda alle balere. Una produzione di quelle che ritrovi tanto alla Notte della Taranta quanto nei nostrani chiringuito in riva al mare. Arrangiamento a parte è un pezzo 100% Mannoia, che non sfigura nel suo canzoniere.
Orecchiabile e armonicamente solido, il brano ha tutta l’aria di voler diventare un manifesto. A partire dal verso ricorrente E nel profondo sono libera, orgogliosa e canto è un testo, quello di Mariposa, che ritrae la visione della donna in ogni sua complessità e sfaccettatura (Mi chiamano con tutti i nomi / tutti quelli che mi hanno dato) e che si imporrà abbastanza facilmente in un periodo in cui la condizione femminile è ancora forte nell’agenda pubblica.
Un brano di orgoglio femminile. Io lo vedo come un manifesto, poi non so se lo diventerà. C’è l’orgoglio di appartenere all’altra metà del cielo, siamo in un momento in cui le donne stanno finalmente prendendo coscienza della propria emancipazione e il brano è una carrellata nella Storia: nel bene e nel male, noi siamo tutto questo.
Fiorella Mannoia, TV Sorrisi e Canzoni
Con un titolo del genere, la band bolognese Mariposa non si è lasciata fuggire l’occasione di tingere di giocosa follia l’avvio della settimana sanremese con un nuovo brano, intitolato appunto Fiorella Mannoia, marchiato ovviamente al solito da Trovarobato.