Era il 2010 quando i Mariposa, all’epoca sempre con Alessandro Fiori al microfono, pubblicavano il singolo Sanremo, dedicato proprio alla kermesse dell’Ariston. Oggi, quattordici anni dopo, il destabilizzante gruppo bolognese torna a tingere di giocosa follia l’avvio della settimana sanremese con l’uscita di un nuovo brano, dal titolo Fiorella Mannoia, marchiato ovviamente al solito da Trovarobato.
Questa è musica componibile e situazionista per «omaggiare il sentimento nazional(popolare)». Abbiamo appreso a dicembre che Fiorella Mannoia, la cantante romana, avrebbe partecipato al settantaquattresimo Festival di Sanremo, in gara con la canzone Mariposa – in lingua spagnola, farfalla. I diretti interessati, nel restituire pan per foccaccia alla collega, spiegano: «Nel nostro piccolo siamo rimasti sorpresi anche noi nell’apprendere che Fiorella Mannoia avesse presentato un brano chiamato Mariposa», dunque «ci ha fatto pensare che sarebbe stato divertente pubblicare il rovescio, il negativo (solo fotografico), del brano della cantautrice. Il brano è Fiorella Mannoia, cantano i Mariposa».
Per la speciale occasione a sorpresa, Serena Altavilla (voce, in formazione da Semmai Semiplaya), Daniele Calandra (voce), Valerio Canè (basso elettrico), Enzo Cimino (batteria), Gianluca Giusti (tastiere), Rocco Marchi (chitarra elettrica), Michele Orvieti (orvietronics) ed Enrico Gabrielli (sax) si fanno trovare subito pronti e sfornano «un brano che è quasi una protesta contro tutto, nel suo stentoreo e ossessivo dire NO a… (pensate a cosa volete assolutamente dire “No”, c’è l’imbarazzo della scelta)».
Prodotta e registrata da Cimino e Marchi, Fiorella Mannoia si situa a metà strada tra le sonorità da balera esplorate in Liscio Gelli – l’ultimo album risalente al 2020, con un bel lepidottero azzurro peraltro a volare sull’immagine di copertina – e ulteriori idee che potrebbero essere approfondite in futuro, tra galoppanti ritmiche country e lisergiche divagazioni kraut. In ogni caso, non ci si annoia mai con i Mariposa, no. A proposito, pronti per l’imminente overdose televisiva? NO!