Roger Waters
Roger Waters live al Mediolanum Forum di Assago, Milano (2022)

Roger Waters saluta la fine del tour e bacchetta la tribute band dei Pink Floyd

Roger Waters: una carezza (ai fan) e un pugno (alla tribute band dei Pink Floyd).

Con un video diffuso a mezzo social e corredato da un messaggio di ringraziamento, Roger Waters ha salutato la fine del suo Us+Them Tour che si è concluso domenica 9 dicembre con la seconda data di Monterrey, in Messico.

 

Il giro mondiale dell’ex Pink Floyd, a supporto della sua ultima fatica in studio Is This The Life We Really Want?, era partito il 26 maggio 2017 da Kansas City, nel Missouri. Quattro le leg succedutesi nel corso dell’ultimo anno e mezzo: la prima, in USA e Canada, si è protratta fino a fine ottobre 2017; a seguire c’è stata prima quella in Australia e Nuova Zelanda tra gennaio e febbraio di quest’anno e poi quella europea tra primavera ed estate che l’ha portato anche in Italia, dapprima a Milano e Bologna nel mese di aprile e poi a Lucca e Roma a luglio (su SA è presente un ampio reportage con scaletta, foto e streaming dal concerto al Circo Massimo); infine, l’ultima branca del tour è stata quella sud/centroamericana iniziata in autunno e protrattasi fino – appunto – a domenica scorsa.

Durante il tour, Waters si è segnalato per alcune prese di posizione politiche molto nette, come nel caso del suo rifiuto di esibirsi in Israele che ha generato polemiche contro suoi colleghi che, al contrario, avevano deciso di non boicottare lo Stato ebraico come i Radiohead e Nick Cave (sulla questione abbiamo pubblicato anche un bell’approfondimento a firma Stefano Solventi). Non solo. È notizia di ieri che l’ideatore di The Wall se l’è presa anche con una tribute band dei Pink Floyd, la UK Pink Floyd Experience, che voleva suonare a Tel Aviv, Haifa e Beer Sheba all’inizio di gennaio. Ai componenti della formazione Waters ha scritto una lettera aperta invitandola ad annullare i concerti: «Cantare le mie canzoni a Israele e contribuire al candore culturale del governo razzista e dell’apartheid di quel paese rappresenterebbe una mancanza di rispetto nei miei confronti. Ma avete mai ascoltato con attenzione i pezzi che suonate dal vivo? Le persone che volete intrattenere uccidono i figli dei loro vicini, sparandogli a sangue freddo ogni giorno».

Ma tornando al tour appena terminato, molto forti anche le parole di Waters proferite dal palco in Brasile in occasione delle recenti elezioni politiche che hanno incoronato presidente Jair Bolsonaro: «Ricordo i giorni vili in Sud America, le dittature, ed è stato orrendo», ha detto – tra le altre – cose l’artista, mentre sul mega schermo alle sue spalle scorreva una lista di nomi e governanti etichettati alla voce “Neo-fascisti in ascesa”.

Su SA trovate la recensione di Is This the Life We Really Want? a cura di Edoardo Bridda, ma anche quelle relative a The Wall e The Piper At The Gates Of Dawn (di Solventi), oltre a quella del boxset The Early Years 1967-1972. Presente inoltre il dettaglio su The Soldier’s Tale, opera che prende spunto da un lavoro del compositore russo Igor Stravinskij e che vedrà l’ex membro dei Pink Floyd nei panni del narratore. E non perdetevi la nostra intervista – datata 2013 – a due stretti collaboratori della leggendaria band inglese, il fotografo londinese David Appleby e il vignettista Gerald Scarfe.

Tracklist
  • 1 When We Were Young
  • 2 Déjà Vu
  • 3 The Last Refugee
  • 4 Picture That
  • 5 Broken Bones
  • 6 Is This the Life We Really Want?
  • 7 Bird in a Gale
  • 8 The Most Beautiful Girl
  • 9 Smell the Roses
  • 10 Wait for Her
  • 11 Oceans Apart
  • 12 Part of Me Died
Roger Waters
Is This The Life We Really Want?

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