Da sempre critici verso il regime di Vladimir Putin, i membri della punk band russa femminile Pussy Riot hanno in passato pagato il loro dissenso anche con alcuni anni di reclusione. Nel 2012, a causa di una protesta non autorizzata contro il primo ministro avvenuta durante una celebrazione religiosa nella Cattedrale di Cristo Salvatore, sono state arrestate con l’accusa di “teppismo e istigazione all’odio religioso”.
Come riportato da BBC News, Nadya Tolokonnikova e Nika Nikulshina sono ora state inserite nella nuova lista di dissenzienti pubblicata dal ministero della giustizia russo ed etichettate come “agenti stranieri”. Introdotta nel 2012, la definizione implica l’accusa di spionaggio e obbliga per legge che a tutto il materiale, compresi i post i sui social media, di quelli che la subiscono venga allegato un lungo messaggio che ne indichi lo status di “agente straniero”. Il ministro della giustizia russo ha dichiarato come si tratti di «soggetti che distribuiscono sistematicamente materiali a un cerchio indeterminato di persone, mentre ricevono fondi stranieri».
Le Pussy Riot hanno sarcasticamente replicato all’accusa dichiarando che non rispetteranno l’ordine ma, al contrario, che lo impugneranno in tribunale, mentre hanno provocatoriamente aggiunto alla loro biografia su Twitter la dicitura di “foreign spies”.
1. lol
2. Non etichetteremo i nostri post, i membri del governo possono etichettare i loro culi, se vogliono
3. Ricorreremo in tribunale
4. La Russia sarà libera
Pussy Riot
https://twitter.com/pussyrrriot/status/1476575156277432322
Riguardo alle Pussy Riot, su SA trovate l’articolo Pussy Riot. Non chiamatele punk e la recensione dell’EP xxx.