Il 16 giugno 1960 veniva presentato per la prima volta al pubblico Psycho, capolavoro di Alfred Hitchcock e suo più grande successo commerciale in carriera. A fronte di un budget ristretto, di soli 800mila dollari, la pellicola riuscì infatti a incassare ben 32 milioni di dollari (un’enormità considerando anche l’epoca storica).
Basato sul romanzo omonimo di Robert Bloch uscito poco prima (nel 1959) e ispirato alla figura dell’omicida Ed Gein, Psycho ebbe una produzione abbastanza travagliata. Nonostante i vari successi raggiunti nel corso di un’intera carriera, infatti, la Paramount non ne volle sapere di produrre il film di Hitchcock. Di contro, il regista stesso acquistò i diritti cinematografici del libro per 9.500 dollari e incaricò persino la sua assistente Peggy Robertson di comprare tutte le copie del romanzo per evitare il rischio di spoiler tra il pubblico. Il grande regista si vide quindi costretto a finanziarsi da solo la pellicola dopo che sempre la Paramount gli aveva negato il suo abituale budget (di circa 250mila dollari) e per limitare i costi utilizzò la troupe televisiva già all’opera sulla serie Alfred Hitchcock Presents.
Psycho segnò anche il ritorno al bianco e nero per Hitchcock, una scelta presa essenzialmente per evitare ulteriori problemi con la censura, dato che la narrazione avrebbe previsto scene sanguinose come quella celebre nella doccia (dove alla fine venne utilizzato del cioccolato fuso!). Tra le più note della storia del cinema, per la scena in questione – della durata di appena 45 secondi – furono necessari sette giorni di riprese e 78 angolazioni diverse per la macchina da presa per ottenere il risultato finale: una delle scene più scioccanti di sempre per il pubblico del tempo. A questa particolare sequenza è stato dedicato persino un intero documentario: 78/52 di Alexandre O. Philippe, mentre il dietro le quinte della lavorazione di Psycho ispirerà il film Hitchcock di Sacha Gervasi con Anthony Hopkins nei panni del maestro del brivido e Helen Mirren in quelli della moglie Alma Reville. La pellicola è una vera e propria pietra miliare della settima arte, tanto da essere analizzata a fondo in ogni manuale di cinema o corso universitario che tratti l’argomento. Del film venne realizzato un remake nel 1998 per il quale Gus Van Sant in una sorta di operazione/omaggio decise di girarlo shot-for-shot identico a quello di Hitchcock (anche se a colori e modificando pochi particolari).