In riferimento all’annuncio delle nuove classifiche commissionate da FIMI a GFK, che introdurranno a brevissimo la variabile “streaming” nella loro formulazione, PMI ha sottolineato il proprio disappunto attraverso un comunicato stampa ufficiale. In sostanza, i Produttori Musicali Indipendenti, pur consapevoli della crescita delle attività e dei servizi di streaming, criticano fortemente i criteri suggeriti dalle multinazionali che, a parer loro, penalizzano gli artisti Italiani e le aziende indipendenti.
A partire da settembre, infatti, le classifiche italiane “Top of the music”, elaborate da GFK per conto della F.I.M.I., saranno calcolate sommando ai download gli streaming su piattaforme quali Spotify, TIMmusic e Deezer. “Teniamo le classifiche al passo con l’evoluzione dei consumatori. Lo streaming è un fenomeno inarrestabile ed è trainato dai servizi mobile e dalla generazione dei 16-24enni. Stiamo testando il sistema in questi giorni e dopo le vacanze avremo la nuova classifica in cui 100 streaming saranno equivalenti a 1 download“, ha spiegato al Corriere della Sera Enzo Mazza, presidente della Federazione Industria Musicale Italiana.
Ai cambiamenti introdotti da FIMI, il Presidente PMI Mario Limongelli controbatte appellandosi a “criteri più equi e condivisi“. “Abbiamo fatto delle proposte integrative, ma puntualmente respinte“, afferma Limongelli, “Siamo seriamente preoccupati per la nostra musica che è cultura e va tutelata con forza in tutte le sedi. Siamo pronti a discutere seriamente con FIMI e GFK per trovare un’adeguata soluzione che consenta a Major, Indipendenti e a tutti gli attori del settore musicale, di trarre benefici da questo ennesimo processo evolutivo del nostro settore“.
“Così come presentata“, continua il presidente del PMI, “anche gli artisti Italiani più rappresentativi, quali Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Andrea Bocelli, Negramaro, Vasco Rossi, Emis Killa e tanti altri, rischiano di scomparire da questa classifica a vantaggio degli artisti internazionali… …In previsione di un cambio di classifica, buon senso vuole che si dia tempo e modo alle aziende di riorganizzare la strategia di promozione e comunicazione delle nuove produzioni: questo elemento, di vitale importanza, e da noi denunciato, è stato disatteso da FIMI e GFK“. Il comunicato fa, infine, un appello “a tutti gli artisti Italiani di mobilitarsi se non vogliono vedere compromesso il futuro della loro carriera“.
L’Italia è l’ultimo Paese ad accodarsi ai cambiamenti nella misurazione dei dati per la formulazione delle classifiche. Il Regno Unito ha introdotto lo streaming nelle proprie solo il mese scorso, in Svezia e Norvegia il calcolo è attivo dall’ottobre del 2013, mentre in Germania è stato introdotto a gennaio.
Per quanto riguarda gli USA, la classifica Hot 100 di Billboard conteggia lo streaming addirittura dal 2007.
