Playboi Carti
Playboi Carti

Playboi Carti. “Music” è un fenomeno globale (oltre la qualità della sua stessa musica)

Il ritorno trionfale dell'artista con un disco che solleva più domande che risposte sulla sua evoluzione musicale

Dopo quattro anni di attesa, Playboi Carti è tornato con Music, un album che ha già infranto record su record. Pubblicato il 14 marzo, il disco ha debuttato con numeri impressionanti, diventando il secondo album rap più ascoltato di sempre nel giorno di uscita, superato solo da Certified Lover Boy di Drake. Da allora, domina incontrastato la Billboard 200.

Le collaborazioni con Kendrick Lamar, Travis Scott e The Weeknd hanno amplificato l’impatto del progetto. Carti ha piazzato tutte e 30 le tracce della tracklist nella Billboard Hot 100, un primato assoluto. Il brano Evil Jordan ha raggiunto la seconda posizione, mentre l’album si è imposto al primo posto in classifiche internazionali, tra cui Regno Unito, Repubblica Ceca e Australia. In Italia è terzo, dietro Radio Vega di Rose Villain e Tutta La Vita di Olly. Da questo venerdì, Rather Lie, in collaborazione con The Weeknd, sarà in rotazione nelle radio italiane.

Playboi Carti ha ridefinito la trap americana con un’estetica ipnotica e un’attitudine sperimentale che lo ha reso il principale esponente del sottogenere rage, una variante più caotica e stralunata della trap tradizionale. Lanciato nel 2018 con Die Lit e consolidato dal controverso ma influente Whole Lotta Red (2020), il fenomeno Carti ha rapidamente conquistato il mainstream. Negli ultimi anni ha firmato hit globali come Popular (The Weeknd) e Fein! (Travis Scott), entrambe sopra il miliardo di ascolti su Spotify.

A fronte degli impressionanti numeri del suo successo, però, si fa fatica a comprenderne il merito. Music, scrivevamo nel nostro commento, è un disco che come minimo lascia aperti interrogativi sulla sua effettiva rilevanza artistica. L’album si muove entro coordinate già battute, con una scaletta eccessiva, ripetitiva più per mancanza d’idee che per effettiva scelta stilistica. Se Whole Lotta Red aveva diviso, mostrando comunque una direzione, qui Carti sembra chiuso in un loop, incapace di reinventarsi. Il pubblico lo ha comunque consacrato. Staremo a vedere per quanto lo seguirà.

Su queste pagine trovate le recensioni di Die Lit e Whole Lotta Red a cura di Luca Roncoroni.

Tracklist

Ti potrebbe interessare