In una precedente news, vi avevamo parlato della ristampa definitiva di Standing Stone, l’unico album del misterioso songwriter gallese Oliver, vero e proprio culto dell’outsider music originariamente pubblicato in sole duecentocinquanta copie nel 1974. In parallelo, lo scorso 19 marzo ha debuttato su Bandcamp l’etichetta digitale Orbited Factory, nata su iniziativa di Giacomo Checcucci (curatore di Pincopanco, pagina da tempo devota alla divulgazione di tutto ciò che è weird e non solo), con la supervisione di Jacopo Valli e la collaborazione di Jethro Chaplin, nipote dello stesso Oliver e responsabile del mastering presso i Mwnci Studios in Galles.
Il progetto Stepping Stone prevede la pubblicazione nel tempo di una serie di singoli in cui musicisti di generazioni successive sono chiamati a reinterpretare i brani di Standing Stone, con l’intento di guidare gli ascoltatori alla scoperta del disco e dimostrarne l’attualità mettendolo in dialogo con la scena contemporanea, in un “guado” simbolico tra passato e futuro.
Ad oggi sono stati pubblicati sette singoli, tutti affini allo spirito sperimentale, giocoso e freak delle incisioni originali, con il merito duplice di gettare ulteriore luce sull’opera e di fare da vetrina a talenti sotterranei altrimenti nascosti. Tra i contributi più ossequiosi al modello originale, il folksinger di Phoenix Isaiah True Weaver ha riletto Orbit Your Factory in una versione folk scheletrica ed evanescente, mentre il bluesman britannico Hey Danny Young ha proposto una rilettura ancora più bluesy e psych della beefheartiana Trance, utilizzando telefoni vintage e registratori giocattolo con piglio alla Jack White; il chitarrista Kevin Coleman ha invece trasformato lo strumentale Flowers On A Hill fondendo american primitive e sperimentazione elettronica, mentre Jason Simon dei Dead Meadow ha risuonato a più chitarre Where’s My Motorbike come un drone psichedelico e velvettiano.
Altri contributi si distaccano invece bruscamente e radicalmente dal modello di partenza: è il caso di Momus (ovvero lo scozzese Nicolas Currie, artista cult a sua volta), autore di una personale reinvenzione freak-pop di Getting Fruity sospesa tra elettronica e spirito jug band, beckiana, carica di sovraincisioni e dettagli sonori che ne amplificano il carattere surreale; allo stesso modo, la rilettura di Multiplex firmata da Dom Keen, alias Studio Kosmische, accentua le suggestioni kraut già presenti in filigrana nel brano originale, trasportandolo in territori decisamente più cosmici; completa per ora la serie la seconda reinterpretazione di Orbit Your Factory, completamente trasfigurata dal cantautore britannico Hollow Hand con un andamento tra il marinaresco (con tanto di fisarmoniche) e il dylaniano.
Una formula volutamente aperta, che permette a uno stesso brano di essere affrontato da artisti diversi e allo stesso musicista di confrontarsi con più composizioni del repertorio di Oliver. Un tributo anomalo e in continua evoluzione, costruito singolo dopo singolo, che continua a dimostrare quanto Standing Stone sia ancora oggi un’opera viva e sorprendentemente attuale. Operazione riuscita al punto da aver attirato l’attenzione del mensile inglese Shindig!, che nel numero di giugno ha dedicato un articolo all’iniziativa.
