“Music Box” arriva in Italia: ecco dove vedere i documentari musicali

L'antologia ideata da Bill Simmons sbarca su HBO Max. Sono già disponibili i primi sei episodi

Sbarca finalmente in Italia la serie antologica Music Box, prodotta nel 2021 da HBO e resa disponibile con l’approdo della piattaforma HBO Max nel nostro Paese. Non aspettatevi nulla di celebrativo a uso e consumo dei fan: qui l’obiettivo è servirsi di una lente di ingrandimento sociologica per sezionare le transizioni dell’industria musicale e le fratture culturali degli ultimi decenni.

Dietro l’operazione c’è la firma d’eccezione di Bill Simmons, il celebre giornalista statunitense fondatore del network The Ringer, che è solito applicare alla musica un approccio analitico, cross-mediale e privo di filtri già sperimentato con successo nel mondo sportivo. Il formato prevede dei mini-film “verticali”, completamente slegati tra loro e affidati ciascuno a un regista differente, con il compito di esplorare l’impatto simbolico e politico di artisti e macro-eventi.

Un vuoto che si colma per tutti gli appassionati di music storytelling, con la piattaforma che promette anche un sequel (con monografie dedicate a Jason Isbell, Jeff Buckley e Counting Crows). Per ora, questa prima tranche di documentari copre in modo abbastanza eterogeneo vari aspetti del mondo musicale di fine millennio e contemporaneo, anche se l’attenzione, tuttavia, sembra essere più incentrata sull’industria discografica americana.

I primi sei titoli disponibili della serie

Tra i titoli finora annunciati, ce ne è uno che più di tutti ha fatto discutere oltreoceano: Woodstock ’99: Peace, Love and Rage. Il docu-film analizza il cortocircuito del festival che avrebbe dovuto celebrare il trentennale dello storico raduno del 1969, che si trasformò invece in un fallimento organizzativo segnato da violenze, problemi di ordine pubblico e speculazione commerciale, quasi a voler dimostrare il tramonto delle illusioni degli anni Novanta.

Allo stesso decennio è dedicato l’episodio Jagged, focalizzato sul terremoto discografico di Jagged Little Pill di Alanis Morissette. Il focus è su come una giovane artista canadese sia riuscita a scardinare i canoni del rock mainstream d’epoca, scontrandosi poi con il peso di una fama improvvisa e totalizzante.

Spazio poi alle derive più oscure del rap d’oltreatlantico: DMX: Don’t Try to Understand seguirà da vicino gli ultimi anni di vita del rapper dopo l’uscita dal carcere, stringendo l’inquadratura sul perenne conflitto tra successo planetario e i demoni della dipendenza. Sulla stessa linea anche Juice WRLD: Into the Abyss, che è la cronaca ravvicinata – e tragica – della brevissima parabola dell’artista emo-rap, scomparso a soli 21 anni.

Il quadro si completa con Listening to Kenny G, un’indagine ironica sul fenomeno del sassofonista più venduto della storia, ma anche il più odiato dalla critica jazz. Infine Mr.Saturday Night, che accende i riflettori su Robert Stigwood, il potente imprenditore dietro il successo planetario dei Bee Gees, oltre che della colonna sonora de La febbre del sabato sera.

 

Tracklist

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