Compositore, turntablist e artista multimediale, Philip Jeck è morto lo scorso 25 marzo dopo una breve malattia. La notizia è stata confermata da Jon Wozencroft e Mike Harding dell’etichetta Touch e dal sito dello stesso artista. Aveva 69 anni.
Un grande uomo e un artista notevole. È stato un faro per le nostre musiche negli ultimi 30 anni. Con Philip non era solo lavoro, era più una questione di amore, spirito e dedizione. La sua voglia di vivere, la sua saggezza, hanno toccato moltissime persone. Ci mancherà tantissimo. Il nostro affetto va a Mary e Louis.
Touch Records
Dopo aver studiato a Dartington College of Art, Jeck ha iniziato la sua carriera artistica negli anni ’80 dedicandosi alle arti visive, sonore e per il teatro. Il giradischi come supporto compositivo viene impiegato già in quel primo periodo, mentre le sue installazioni iniziano a godere di una risonanza che supera i confini nazionali. Del 1999 il Vinyl Requiem per 180 giradischi, 9 proiettori di diapositive e 2 con pellicola 16mm che gli vale il Time Out Performance Award. A cui segue il riconoscimento per Vinyl Coda I-III (il Karl Sczuka Foderpreis per la Radio Art) e quello per Suite (dalla Paul Hamlyn Foundation).
Durante la sua carriera ha collaborato, tra gli altri, con Gavin Bryars, Otomo Yoshihide, Christian Fennesz, Jaki Liebezeit dei CAN, David Sylvian, Jah Wobble e Steve Lacy. Il suo corto Waiting Rooms è stato presentato in anteprima all’evento per i 40 anni di Touch, a Los Angeles, svoltosi questo mese.