Testate giornalistiche come Clash, Libération e El País – ma anche il profilo Twitter del critico di jazz, Ted Gioia – riportano la notizia della morte di Cecil Taylor, avvenuta ieri, 5 aprile, a New York. Il musicista aveva 89 anni. Al momento non siamo in possesso di una conferma da fonti ufficiali legate all’artista.
Fautore di un pianismo dissonante, molto impetuoso e tecnico, spesso ai confini con la contemporanea, Taylor era stato negli anni sessanta uno dei traghettatori del jazz verso il free-jazz assieme a virtuosi inarrivabili come Ornette Coleman e John Coltrane, con pietre miliari come Conquistador! (album del 1966, recensito su queste pagine da Fabrizio Zampighi) o Unit Structures (1966). Jimmy Lyons, uno dei suoi collaboratori più stretti, diceva di lui: «Suonare con Cecil mi ha fatto pensare in maniera diversa a cosa sia in realtà la musica. È qualcosa che non ha a che fare con la circolarità o le quinte, bensì col suono».
https://www.youtube.com/watch?v=e_VthdlXvp0