Da un post di Tim Burgess pubblicato lo scorso novembre avevamo appreso la morte all’età di 55 anni di Martin Duffy, tastierista dei Primal Scream. I messaggi di cordoglio e omaggio anche da parte dei compagni di band, Bobby Gillespie in testa, non sono mancati e proprio il frontman ha infine confermato la causa della morte del compagno, una brutta caduta con conseguente frattura cranica che non ha lasciato scampo al musicista.
Gillespie al Guardian lo aveva descritto come “il più talentuoso di tutti loro”. Ora è il figlio a parlare, tramite una lettera pubblica inviata al medico legale. E sono parole dure. Louie Duffy, diciannovenne, ammette i problemi di alcolismo del padre, ma punta il dito contro Bobby Gillespie e Andrew Innes, rei di averlo declassato a turnista ai tempi del tour celebrativo di Screamadelica. “Non lasciava che il suo vizio interferisse nella sua carriera e né nelle sue performance. Era una persona professionale e affidabile”, rimarca, puntando il dito contro i compagni di band che, saputo dei suoi debiti e della diagnosi di cancro alla prostata nel periodo del lockdown (“Senza concerti ha iniziato ad indebitarsi ed è stato proprio nel periodo in cui gli è stato diagnosticato un cancro alla prostata”), non gli avrebbero dato supporto né emotivo né economico.
Nell’elenco delle mancanze e indelicatezze che Gillespie e Innes avrebbero perpetrato nei confronti di Duffy c’è anche il mancato riconoscimento del suo contributo nella band a livello di royalties nel momento della vendita del proprio catalogo a BMG (“Ha suonato in tutti gli album della band, sapevano che aveva bisogno di soldi ma non ha mai avuto la sua parte”) e la decisione di spedirlo in rehab nel momento in cui, costretto ad esibirsi con un catetere, aveva bevuto prima del concerto ed era stato colto da un attacco di panico durante l’esibizione (“Il gruppo gli ha detto di andare in rehab, anche se sapeva che i problemi erano legati all’operazione, non all’alcol”).
La spirale di questi fatti secondo Louie Duffy ha riportato il padre all’alcol prima e alla depressione poi (“Sapeva che non avrebbe mai avuto ciò che gli spettava”). Una situazione che la famiglia non era in grado di gestire, culminata nella decisione dei compagni di chiedergli di mollare la band dopo un secondo episodio di ubriachezza sul palco (“Non credo proprio che si siano notati errori nella sua esecuzione” è la versione di Louie).
Dopo il licenziamento, nonostante il denaro dalla band fosse comunque iniziato ad arrivare, secondo il figlio del tastierista era comunque troppo tardi: «era invecchiato di decenni, aveva perso la sua identità». Per il testo completo vi rimandiamo a Dafts.co.uk dove è stato pubblicato.
https://twitter.com/Tim_Burgess/status/1605123444864978944?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1605123444864978944%7Ctwgr%5Efa4d9450089c7c616028193c48273b137015b93c%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.rockol.it%2Fnews-734072%2Fmorto-martin-duffy-tastierista-primal-scream-charlatans-knewborth
Martin Duffy si unì ai Charlatans nel 1996 in sostituzione di Rob Collins, morto quell’anno in un incidente stradale: è stato lui a salvare la band, che avrebbe dovuto di lì a poco aprire i concerti degli Oasis a Knebworth. La sua carriera musicale inizia qualche anno prima, negli anni ’80, quando si unisce alla sua prima band, i Felt. Dal 1989 la lunga militanza nei Primal Scream, di cui diventa negli anni membro stabile. Ha contribuito anche all’album Utopian Ashes, pubblicato nel 2020 da Bobby Gillespie e Jehnny Beth delle Savages.