Migliori album 2020. Le considerazioni di Nazim Comunale

Il meglio di un anno di ascolti per Nazim Comunale

Partiamo dal Portogallo con Sara Serpa, cantante e compositrice lusitana che con Recognition, pubblicato da Biophilia Records, fa sussurrare al miracolo. Non gridiamo, intonandoci alle delicatissime dinamiche di un lavoro prodigioso per nitore, respiro, scrittura: composizioni dedicate alla dominazione coloniale del Portogallo in Angola, interpretate con David Virelles al pianoforte, Mark Turner al sax tenore e Zeena Parkins all’arpa. Restiamo in Europa meridionale e segnaliamo, in Italia, il travolgente Anasyrma (Aut Records) dei Tell No Lies, una vera e propria macchina da guerra capitanata dal pianista Nicola Guazzaloca: «Anasyrma è una parola greca e ha un significato meraviglioso: indica il gesto di sollevare la gonna e mostrare le parti intime; esiste in tantissime culture ed ha il potere di scacciare il demonio, la grandine, il male, i nemici e altra roba. Secondo me il nostro è un Anasyrma musicale, mostriamo aspetti della musica che altri nascondono e chiamano vergogne».

Groove che non lasciano scampo (Luca Bernard al contrabbasso e Andrea Grillini alla batteria), gli arrangiamenti di fiati di Edoardo Marraffa (sopranino e tenore) e Filippo Orefice (soprano) e complotti armonico/ritmici pronti ad esplodere in un caos sorvegliato e potente, secondo la lezione dello storico catalogo BYG/Actuel. Grandi. Grande è poco per definire la personalità di un genio assoluto come Cecil Taylor, che con il doppio live At Angelica 2000 Bologna, ci ammutolisce letteralmente: restiamo senza parole al cospetto di una musica così libera, imprendibile e totale. Teoria e tecnica del pianoforte come orchestra: monumentale e infinito.

Diverso nell’approccio ma altrettanto scintillante è il pianismo di un altro grande compianto, l’olandese Misha Mengelberg: Rituals of transformations raccoglie sei momenti dal vivo che riportano a galla, luminosa e intatta, la memoria del magistero ironico e patafisico di questo straordinario musicista. Due dischi, questi, prodotti dal festival Angelica, che da decenni cerca di spostare in avanti con visione e coerenza i confini delle musiche possibili ed impossibili. Confini varcati agilmente da Accelerate every voice, meraviglia boreale ad opera di Cory Smythe su Pyroclastic Records, pianista americano qui con  un sestetto atipico, dove al piano e all’elettronica del leader si affianca un quintetto vocale, per un risultato che sta in un qualche posto impensato tra gospel alieno, ambient irrequieta, soul sperimentale ed affilate ombre contemporanee ad allungare il profilo di madrigali imprendibili ed astratti, come sonorizzazioni di viaggi nelle nelle profondità di oceani boreali o verso alture irraggiungibili. Un passaggio dantesco in un inferno bellissimo, pieno di minacce e promesse.

In mondi impensati, da qualche parte tra acqua, terra e cielo ci portano invece Francesco Massaro & Bestiario con i loro Quaderni di zoologia imperfetta, pubblicato dalla romana Folderol, un’opera crossmediale tra poesia, illustrazione, patafisica, e musica luminosa e cocciutamente marginale, coraggiosa ed unica, profondamente lirica, difficilmente definibile. Sax baritono, elettronica, toy piano, flauto, chitarra elettrica, batteria: la prima delle due tracce dura oltre mezz’ora, provate ad ascoltarla ad occhi chiusi e quando li riaprirete vi accorgerete che siete stati da un’altra parte e magari vi ricorderete che la realtà non è quello che si vede. Molto più fisico e muscolare l’approccio del quintetto The End, che con Allt Är Intet su RareNoise sapranno dare gioia sia ai metallari di vedute aperte che a chi nella musica cerca groove ed energia: la band guidata dall’onnivoro ed instancabile Mats Gustafsson ha fatto il botto con un lavoro grondante di soul nero, free funk ed idee a profusione che piovono durante le sei tracce come lapilli da un vulcano in eruzione. Disco perfetto per castigare chi crede che il jazz sia solo intrattenimento da crociera o ruminare cervellotico. Boom!

Dal terremoto boreale degli scandinavi The End passiamo a qualcosa di molto più leggero (in senso calviniano) con il romano  Økapi, vero e proprio mago del sample e della tecnica burroghsiana del cut-up, che frulla pezzi di frutta proveniente dalle terre più lontane ed esotiche con la leggerezza di un fumetto e la genialità di un poeta istantaneo che proceda per metafore sfuggenti. Otis Vertical Tales, pubblicato da Folderol Records (in una elegante veste con libro fotografico) è un viaggio allucinato e gentile verso un cosmo intimo ed accogliente, nel cuore di un edificio musicale architettato con grande perizia ed una cura maniacale del dettaglio che rivela, ancora una volta, una musicalità fuori dal comune. One man band e pocket orchestra, il nostro applica una sensibilità da musicista provetto all’elettronica, elaborando uno zibaldone retro futurista tra Hal Willner, Walt Disney, audiovirus da pillola blu e le allucinazioni più carezzevoli di Aphex Twin. Da Roma, verso il mondo e altrove, genius at work.

Definizione calzante pure per un outsider, Fera, al secolo Andrea De Franco che con Stupidamutaforma, pubblicato in cassetta ed in digitale da Maple Death, si assesta e le estati infinite di certi corrieri cosmici raccontandoci i suoi mondi sintetici e profondi, prismatici e cangianti ed ammaliando come può farlo un film di fantascienza dell’Europa dell’Est proveniente dall’epoca della guerra fredda. Chiude questo parzialissimo elenco un disco sussurrato che arriva dalla Slovenia, dalle mani magiche di Ana Kravanja e Samo Kutin, ovvero due terzi dei Širom. Cumulus Spores è semplicemente magnifico: basti il pezzo d’apertura, Dawning, un vero e proprio inno alla nascita, perfetto in un periodo appestato da sentori di morte come quello che stiamo vivendo; un folk imprendibile eppure immediatamente familiare sviluppato come fosse un raga indiano, un unico piano sequenza luminoso e lirico che fiorisce attorno a figure melodiche nitide e semplici, che si evolvono poi in una preghiera pagana che ha davvero del miracoloso, fin quando, attorno al minuto sei, non ascoltiamo dei suoni  di corde che stridono che sembrano proprio quelli di creature che vengono alla luce. Una sorta di rituale ancestrale per resistere in questi tempi cupi.

Tracklist

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