Migliori album 2016. La classifica di Riccardo Zagaglia

Migliori album 2016. La classifica di Riccardo Zagaglia

Dopo aver chiuso la nostra classifica ufficiale del 2016 relativamente alla redazione e allo staff di sentireascoltare, vi presentiamo quelle dei singoli collaboratori, ognuna accompagnata da un testo di riflessioni e pensieri riguardo all’annata appena trascorsa. Di seguito quella di Riccardo Zagaglia.

Nonostante l’abbondanza di ottimi album (capolavori? Nessuno, forse) pubblicati nei mesi successivi, il 2016 musicale passa inevitabilmente per quei tre giorni che hanno separato la release di Blackstar dalla morte del suo autore, David Bowie. Difficile trovare un album (ma, più in generale, un momento) più rappresentativo di un anno di svolta tra vecchia e nuova discografia, un anno che nelle settimane post-Blackstar ha visto rafforzare le tendenze della streaming-era, aumentare l’effetto long-tail da overloading informativo, rendere sempre più vivida la morte del rock all’interno del mercato mainstream, rinvigorire la potenza della black music in territori giornalistici storicamente avvezzi ad altri generi e sancire la definitiva dimostrazione che è possibile proporre pop di livello anche se si hanno velleità prettamente commerciali.

Blackstar dicevamo. L’unico album che, a mio avviso, è riuscito ad avvicinarglisi per intensità emotiva, inattaccabilità compositiva e profonda ispirazione è l’altrettanto sofferto ed universale Skeleton Tree di Nick Cave. Continuando a rendere banale questo countdown, per quanto sia generalmente restio a glorificare i mostri sacri della discografia, devo ammettere che – anche questa volta – i Radiohead ci hanno consegnato un lavoro di assoluto livello. Inoltre, per quanto ami i tentativi (riusciti o meno) di andare oltre le barriere del conosciuto (considero Loveless IL must assoluto degli ultimi decenni), alla fine non posso fare altro che cedere sempre al fascino immortale della pop song. Benissimo quindi le ambizioni concettuali di album importanti e contemporanei come Hopelessness o Blonde, ma spazio anche alle melodie senza tempo di dischi sicuramente non rivoluzionari ma apprezzabili dalla prima all’ultima nota, o quasi. Lo splendido Suicide Songs dei Money ad esempio, l’evocativo Front Row Seat to Earth di Weyes Blood o la grande conferma su formato lungo di Will Toledo/Car Seat Headrest per citarne tre. Esasperando il concetto, potrei azzardare che molti degli album che riascolterò più volentieri non sono presenti nelle zone più alte della classifica: sono infatti usciti almeno una manciata di dischi (o meglio, cassette) indie-pop & dintorni che mi invogliano al repeat più di un 22, A Million di Bon Iver, comunque coraggioso, attuale e a tratti inarrivabile.

Altrove, sicuramente centro pieno per l’atteso comeback smile-inducing degli Avalanches, per l’acclamato My Woman di Angel Olsen e per le atmosfere a stelle e strisce di Kevin Morby, mentre sul fronte band ottimo l’emo convertito indie degli ultimi Hotelier, le claustrofobiche trame post-punk dei Preoccupations (FKA Viet Cong) e il toccante concept post-hc dei Touché Amoré. Rimanendo sulle chitarre, sempre uniche le contaminazioni elettroniche e ritmiche dei Suuns, le (rin)corse psy-garage King Gizzard & the Lizard Wizard e gli inferi degli Swans. Molto valido l’esordio dei Pinegrove (subito fuori dalla top20).

Come detto in precedenza il mainstream pop ha definitivamente abbandonato la frivolezza di qualche hanno fa, abbracciando tematiche importanti attraverso opere ambiziose. Talvolta l’aspetto musicale è passato decisamente in secondo piano, altre volte (le sorelle Knowles) è stato invece considerevole. Ed è stata proprio la frangia urban a mantenere alto il credo del pop, con prove di valore anche da Blood OrangeAnderson Paak.

Anche senza il To Pimp a Butterfly di turno, certamente ottima l’annata anche per l’hip hop, con un Danny Brown incontenibile, un Kendrick Lamar che convince anche con gli “scarti”, un Chance The Rapper a dosaggio gospel, un Schoolboy Q ai massimi storici e i sottovalutati Isaiah Rashad e Denzel Curry. Ottimo anche il mixtape di Dot Demo, grande speranza dal Bronx. Kanye? Ormai più personaggio, che altro. In ambito prettamente elettronico, il lavoro che mi ha sorpreso maggiormente è stato un EP (AS degli Amnesia Scanner), mentre tra le uscite made in Italy certamente degne di nota quelle di His Clancyness, Cosmo, Murubutu, Machweo, BIRTHH, Krano, Soviet Soviet, Klimt 1918, Motta e Lorenzo Senni. Non necessariamente da apprezzare ma sicuramente da studiare i fenomeni post-indie di TheGiornalisti (certamente non il loro album migliore), Pop X (di difficile valutazione, a dir poco) e la tardiva esplosione trap italiana (Sfera Ebbasta, Achille Lauro, Dark Polo Gang & co). Per il 2017 occhi puntati su Pumarosa, Isaac Gracie, Terror Jr, Hoops, Hater, Muna e Better Person, tutti autori di EP promettenti.

Album Internazionali

  1. David Bowie – Blackstar
  2. Nick Cave & The Bad Seeds – Skeleton Tree
  3. Money – Suicide Songs
  4. Radiohead – A Moon Shaped Pool
  5. ANOHNI – Hopelessness
  6. Frank Ocean – Blonde
  7. Car Seat Headrest – Teens Of Denial
  8. The Avalanches – Wildflower
  9. Weyes Blood – Front Row Seat to Earth
  10. Angel Olsen – My Woman
  11. Bon Iver – 22, A Million
  12. The Hotelier – Goodness
  13. Kevin Morby – Singing Saw
  14. Preoccupations – Preoccupations
  15. Touché Amoré – Stage Four
  16. Danny Brown – Atrocity Exhibition
  17. Nicolas Jaar – Sirens
  18. James Blake – The Colour In Anything
  19. Suuns – Hold/Still
  20. Leonard Cohen – You Want It Darker

Cinema: tra i film visti negli ultimi mesi quelli che mi hanno lasciato di più sono probabilmente The End of the Tour, I, Daniel Blake10 Cloverfield Lane, Love & Mercy, One More Time With Feeling, Sing StreetLo chiamavano Jeeg Robot, The Revenant, The Neon Demon e It’s Only the End of the World.

Serie TV: Purtroppo ho fatto molta fatica a stare dietro ad un’offerta mai così vasta ed eterogenea, con il – pesante – fardello di dovere recuperare tutto Mad Men e Freak & Geeks. Stranger Things, vero culto, e Black Mirror, sempre ottima (anche se più altalenante del solito). Per il resto, The Affair 3 ancora da terminare (sembra però inferiore alla 2), abbandonata The Get Down, mentre Flaked e Love sono ok per una visione disimpegnata. Ancora da spuntare due must come Westworld e The Night Of, nell’attesa del grande evento del 2017: il ritorno di Twin Peaks.

Tracklist

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