Migliori album 2016. La classifica di Maria Eleonora C. Mollard

Migliori album 2016. La classifica di Maria Eleonora C. Mollard

Dopo aver chiuso la nostra classifica ufficiale del 2016 relativamente alla redazione e allo staff di sentireascoltare, vi presentiamo quelle dei singoli collaboratori, ognuna accompagnata da un testo di riflessioni e pensieri riguardo all’annata appena trascorsa. Di seguito quella di Maria Eleonora C. Mollard.

È sempre un problema quando una strada diventa un vicolo cieco, e non è solo una questione di retromania e di mitizzare i tempi passati: in fondo chi di noi vorrebbe tornare indietro nell’imbarazzo della pubescenza solo perché all’epoca Videomusic trasmetteva concerti bellissimi? Io sì, ma sono masochista e, probabilmente (visto che chi scrive ha trent’anni) il concetto di bellezza potrebbe essere stato ampiamente deformato da MTV nei lunghi pomeriggi d’estate. Affondare la testa in una nostalgia cancerogena è tanto sbagliato quanto lo è voltare la testa dall’altra parte e non cogliere, almeno in parte, lo spirito di un tempo, di un presente, con una identità frammentata.

Il 2016 verrà ricordato come un massacro, “la caduta degli dei”; non abbiamo fatto in tempo a contare i morti, con le giornate diventate un continuo bollettino di guerra. La cerimonia degli addii che è diventata la nostra vita, è resa ancora più cupa se ci si sofferma a riflettere sui buoni prodotti (almeno per me) che hanno tirato fuori i più grandi nomi del panorama musicale. Questo meglio quanto è buono? Quanto è davvero valido l’ultimo album dei Radiohead estrapolato dal contesto attuale o, semplicemente, comparato ai precedenti lavori? Come ho citato i Radiohead, potrei tirare in ballo Nick CaveDavid Bowie, Iggy Pop, Pixies o gli amati Swans. Tutti grandi nomi, tutti grandissimi autori che si rivelano anno dopo anno una dolcissima consolazione (e meno male che alcuni di loro sono ancora tra noi); quelli che abbiamo dovuto salutare con una mano sugli occhi e l’altra sulla tastiera, hanno lasciato ancora più tristezza nel mondo, almeno nel nostro.

Ho creduto che le piattaforme nate sul web fossero la salvezza, che la condivisione gratuita, l’auto-promozione sui social network, il lo-fi all’epoca della banda larga (in contrapposizione ai suoni eccessivamente levigati in studio) fossero La risposta e, sicuramente lo sono in parte, ma al momento, come per il cinema, questa cosiddetta nuova via è diventata ancora più opprimente e istituzionalizzata di quella ufficiale, che abbiamo cercato di evitare fin dai tempi in cui abbiamo iniziato a interessarci un po’ meno passivamente di musica. La vittoria di Trump, il nuovo clima di terrore mondiale vero e fabbricato dai social, i fenomeni come l‘Alt right, la cultura dei Meme: molti di noi, a fronte di questi eventi, si sono domandati se a questi piccoli e inevitabili passi verso l’abisso non potesse seguire una forza uguale e contraria; la possibilità di un nuovo rinascimento musicale, di un approccio più puro o consapevole (a seconda dei casi) alle infinite possibilità democratiche di un concetto già vecchio come il do it yourself, ma sempre più valido e urgente. Per un brevissimo attimo faustiano, un nanosecondo, ho creduto che la Vaporwave potesse essere una valida alternativa, ma qualcuno mi ha fatto notare che la bellezza di questo genere (e corrente estetica) risiede nella sua volatilità, e allora, almeno per la musica, andiamo oltre.

Ci sono le conferme di autori come Roy Montgomery, che con R M H Q: Headquarters potrebbe benissimo rientrare nella classifica dei Cahiers du Cinema 2016, un vero road movie ai limiti della frontiera dello spirito che ha il sapore dei film di Monte HellmanKathleen Hanna col ragionato e doloroso album del ritorno Hit Reset; i White Lung e i Black Mountain: i primi con la voce di Mish May si aprono a un hardcore più accessibile senza rinunciare a se stessi e a batterie tuonanti, mentre la band di  Stephen McBean gioca con le citazioni synth pop, hard rock e le solite incursioni sabbathiane. Poi ci sono i volti “nuovi”, e alcuni lo sono davvero: Jenny Hval e il suo teatro di Sabbath (Blood Bitch), il duo Leithauser e Rostam con due anime, una moderna e l’altra antica (I Had A Dream That You Were Mine); Car Seat Headrest con Teens of Denial; il giovanissimo Kiran Leonard che, con Grapefruit, a soli 21 anni, ha piegato svariati generi musicali alla sua volontà, buttando sotto ai nostri occhi una nuova prosa per raccontare tutto lo schifo che un adolescente deve ingoiare dal primo giorno della sua pubertà fino all’andropausa. Folk, math rock, indie e rock, il polistrumentista Kiran è riuscito a creare uno degli album più interessanti dell’anno, lasciando spazio alla nostra immaginazione, per quanto riguarda il suo futuro.

A grandi linee questa è la mappa del mio viaggio attraverso un 2016 “tra la perduta gente”. Oggigiorno le classifiche di fine anno sembrano rispecchiare, in modo inquietante, la top ten di vendita, escludendo grosse regioni di autori con un preciso carattere e punto di vista, ma in fondo questa è la logica della globalizzazione. La mia lista dei migliori album 2016, in ordine casuale, è un tributo agli esclusi eccellenti; ai nomi nuovi e meno nuovi; a chi si è ritrovato in un ambiente estraneo con cui è riuscito a venire a patti; a chi ha cercato di trasformare tutto questo dolore in bellezza.

  1. Kiran Leonard – Grapefruit
  2. Roy Montgomery – R M H Q: Headquarters
  3. Jenny Hval – Blood Bitch
  4. Car Seat Headrest – Teens of Denial
  5. Hamilton Leithauser + Rostam – I Had A Dream That You Were Mine
  6. The Julie Ruin – Hit Reset
  7. White Lung – Paradise
  8. Black Mountain – Black Mountain IV
  9. 3/4HadBeenEliminated – Speak to Me 
  10. PJ Harvey – The Hope Six Demolition Project
  11. James Blake – The Colour in Anything
  12. Anohni Hopelessness
  13. Yak Alas Salvation
  14. Against Me!  Shape Shift With Me
  15. Ty Segall – Emotional Mugger
  16. Melt Yourself Down – Last Evenings On Earth
  17. Conor Oberst – Ruminations
  18. NOFX – First Ditch Effort
  19. PUP – The Dream Is Over
  20. Jeff Rosenstock – Worry

 

Tracklist

Ti potrebbe interessare