Michael è il titolo del biopic su Michael Jackson, previsto in uscita il prossimo 22 aprile nel Regno Unito, che racconterà l’ascesa al successo del Re del Pop. Il ruolo principale sarà affidato a Jaafar Jackson, nipote dell’artista, e il film si concluderà – secondo quanto riportato da Variety – con Jackson al culmine della sua carriera, durante il successo di Bad, anziché terminare come originariamente era stato previsto.
La clausola che ha cambiato il finale del film
Stando a quanto riportato dalla testata americana, il progetto avrebbe dovuto affrontare anche l’impatto delle accuse di molestie su minori nella vita dell’artista, costruendo gran parte del terzo atto proprio su questo tema. Alcune ricostruzioni parlano persino di una scena di apertura ambientata nel 1993, con l’arrivo della polizia al Neverland Ranch, residenza della popstar.
A imporre il cambio di rotta è stato un cavillo legale: durante la fase di montaggio la produzione si è di fatto accorta che la narrazione stava violando una clausola di un accordo stipulato con la famiglia di Jordan Chandler, uno degli accusatori di Jackson. La clausola vieta qualsiasi rappresentazione o menzione del minore.
Per questo motivo il film ha dovuto necessariamente eliminare quelle scene e sostituirle con riprese aggiuntive successive, durate 22 giorni e costate circa 15 milioni di dollari, tutte coperte dal patrimonio dell’artista: la cifra si va ad aggiungere ai 155 milioni di budget complessivo.
Le accuse che hanno segnato la carriera di Michael Jackson
Nel 1993 Evan Chandler, dentista e sceneggiatore di Los Angeles, accusò Jackson di aver abusato sessualmente di suo figlio tredicenne Jordan, accusa sempre negata dall’artista. Il caso si concluse l’anno successivo con un accordo economico tra le due parti.
Ma nel 2013, a quattro anni dalla morte della popstar, il coreografo Wade Robson intentò una causa contro il patrimonio del cantante, sostenendo di aver subito abusi tra i 7 e i 14 anni. Ad avanzare accuse simili fu anche James Safechuck. Entrambi figurano nel documentario Leaving Neverland pubblicato nel 2019 e presentato in anteprima al Sundance Film Festival a gennaio dello stesso anno, prima della messa in onda televisiva su HBO. Sulla pellicola è poi nato un contenzioso legale avviato dall’Michael Jackson Estate per presunta violazione di una clausola contrattuale di non denigrazione risalente agli anni Novanta, conclusosi nel 2020 con un accordo extragiudiziale: la causa non è arrivata a una sentenza definitiva, chiudendo la disputa senza ulteriori sviluppi in tribunale.
Un finale meno controverso
Il nuovo finale del biopic quindi abbandona i temi più cupi che erano inizialmente parte portante dell’intero film e si concentra invece sull’apice della carriera dell’artista. La narrazione si sposta ora sul rapporto con il padre Joe, allora manager dei Jackson 5, figura autoritaria e spesso descritta come severa e dominante nella gestione dei figli e della loro carriera.
Secondo Variety, circa un terzo del materiale escluso potrebbe essere riutilizzato per uno o più sequel. Resta comunque incerto il modo in cui la produzione riuscirebbe ad aggirare la clausola legale.
Un biopic condizionato dalle vicende giudiziarie
L’impatto delle controversie si riflette inevitabilmente sul biopic. Il regista Dan Reed ha apertamente parlato di un “tentativo di insabbiamento”, mentre gli eredi dell’artista hanno versato la parte finale di un accordo da 16,5 milioni di dollari a cinque membri della famiglia Cascio — una famiglia statunitense legata da anni a Michael Jackson, che in passato aveva collaborato con lui e frequentato il suo entourage — per chiudere alcune accuse. I cinque avrebbero però successivamente contestato l’accordo, in quello che dagli avvocati della Michael Jackson Estate è stato definito un vero e proprio tentativo di estorsione.
Le vicende giudiziarie continuano a proiettare una lunga scia sull’eredità dell’artista, ma il suo impatto musicale e culturale negli anni d’oro della carriera — in particolare nel periodo immediatamente precedente il trasferimento nel Neverland Ranch nel 1988 — resta innegabile e, fino ad allora, privo di ombre pubbliche. È inevitabile, tuttavia, che la visione della pellicola, al netto di eventuali nuovi sviluppi legali, ne risulti condizionata.
Su queste pagine potete rileggere due classici relativi al periodo Thriller: la recensione dell’album e dell’omonimo videoclip e il dettaglio sui brani che troverete nel film.