Secondo un’inchiesta del Financial Times, gli eredi di Michael Jackson avrebbero versato in segreto 2.5 milioni di dollari a cinque persone che sostengono di essere state abusate sessualmente dall’artista. Tale cifra corrisponde alla parte finale di un accordo stabilito nel 2020, dal valore complessivo di 16.5 milioni di dollari, che avrebbe dovuto chiudere le rivendicazioni avanzate da cinque membri della famiglia Cascio, amici di lunga data del cantante. Oggi tali denunce rischiano però di mettere in pericolo l’eredità, anche morale, di Jackson.
I Cascio vorrebbero infatti parlare pubblicamente delle accuse e raccontare la propria versione dei fatti: nell’ottobre 2024 i cinque sono usciti allo scoperto, rivelando di essere stati abusati da Jackson per decenni, sin dalla loro infanzia. Inoltre, sostengono di essere stati costretti dagli eredi del cantante a firmare nel 2020 un accordo le cui condizioni erano incomprensibili, e senza un’adeguata assistenza legale, motivo per cui ritengono di avere diritto ad un ulteriore risarcimento.
Sarà la Corte Superiore di Los Angeles a decidere – il prossimo 6 novembre – se la questione potrà approdare pubblicamente in tribunale, come causa civile, o se dovrà rimanere in ambito privato, come richiedono invece gli avvocati della proprietà di Jackson. Questi ultimi rigettano le accuse, ritenendole false e diffamatorie, e definiscono il tutto un tentativo di estorsione da parte di Frank Cascio, ex manager dell’artista.
Le origini della controversia
Il tutto inizia nel 2019, assieme all’uscita del documentario Leaving Neverland, in cui due uomini raccontavano di essere stati abusati da bambini da Jackson. Pochi mesi dopo, la famiglia Cascio presenta denuncia agli eredi, e i cinque membri riescono ad ottenere ciascuno un risarcimento di 3.3 milioni di dollari.
Il biopic e le polemiche
L’ombra della controversia aleggia ora anche sul biopic Michael, documentario atteso nelle sale cinematografiche per aprile 2026. Secondo indiscrezioni, il film biografico non accennerebbe per nulla alle alle accuse di molestie. La scelta è stata definita da Dan Reed “un tentativo di insabbiamento”:
È un tentativo di riscrivere le accuse e liquidarle a priori. Non lo si vede mai con un bambino, quando è un dato di fatto che ha condiviso il letto con loro per molti anni
Parole pesanti, quelle del regista di Leaving Neverland, che rendono l’eredità di Michael Jackson (per lo meno quella reputazionale) in bilico: a sedici anni dalla sua morte, il patrimonio del Re del Pop resta uno dei più cospicui della storia della musica. Ma la leggenda del cantante è ormai frammentata da vari scandali e contraddizioni, al punto che ogni nuova accusa potrebbe agire come un detonatore, amplificando dubbi e convinzioni contrastanti da parte dell’opinione pubblica.
Se la controversia dovesse diventare un processo aperto, allora potrebbero emergere documenti inediti e testimonianze che metterebbero in luce molti aspetti finora nascosti al pubblico. Il tutto finirebbe per distogliere l’attenzione dal biopic, e intaccare piani promozionali, oltre alla percezione pubblica del progetto.