Taylor Swift

Le accuse infondate contro Taylor Swift sui presunti legami nazisti

Una ricerca di Gudea mostra come migliaia di post generati da bot abbiano diffuso negli ultimi mesi false teorie sulla cantante, accostandola a razzismo, suprematismo bianco e al movimento MAGA

Sarebbe stato un attacco coordinato sui social ad aver accusato Taylor Swift di presunti legami con il nazismo, e a quanto pare anche i fan avrebbero (involontariamente) contribuito a diffonderlo.

I dati della ricerca: la maggior parte dei post partiti da bot

Secondo i dati riportati dalla piattaforma Gudea, che monitora i meccanismi di diffusione online di accuse dannose, tra il 4 e il 18 ottobre – in concomitanza con l’uscita del suo ultimo disco, The Life of a Showgirl che, nel frattempo, diventava il più venduto di sempre nella prima settimana di pubblicazione – sono stati pubblicati più di 24 000 post (molti dei quali provenienti da account bot) relativi a una campagna di disinformazione sulla cantante, generando circa il 28% delle conversazioni online su Taylor Swift.

La collanina “nazista” e il suprematismo bianco

Come riportato dal The Guardian, la campagna avrebbe alimentato teorie complottiste che collegavano Swift a valori conservatori e al movimento MAGA, insinuando presunti legami con il suprematismo bianco, nonostante il pubblico sostegno della popstar a Kamala Harris durante le presidenziali del 2024.

Il fenomeno del “dog whistle“, già noto da decenni, ha preso stavolta di mira gli oggetti del merchandising della popstar, mentre alcune parole dei suoi testi – prelevate, tra l’altro, fuori dal contesto – sono state accusate di contenere riferimenti subliminali. Ad esempio, molti hanno interpretato il design di un ciondolo a forma di fulmine come un richiamo alle uniformi delle SS, oltre all’uso della parola “savage” in Eldest Daughter come razzista.

L’analisi della start-up Gudea

Gudea ha rivelato che la campagna è partita da forum come 4chan, per poi arrivare alle piattaforme social più utilizzate, crescendo anche grazie alle reazioni dei fan e al conseguente lavoro degli algoritmi. Sebbene la piattaforma non sia riuscita ad identificare i responsabili, il report ha mostrato un sovrapporsi di utenti che diffondevano la narrativa di “Swift nazista” e che contemporaneamente partecipavano a una campagna contro l’amica di Swift Blake Lively.

D’altra parte, mentre i difensori di Swift cercavano di reagire a queste insinuazioni smentendo ogni accusa, contribuivano involontariamente alla loro diffusione.

Keith Presley, CEO di Gudea, ha infatti precisato che parte dello scopo di questi tipi di narrazione consiste proprio nel provocare i fan del personaggio preso di mira, scatenando così la loro ira:

Una falsità diffusa strategicamente, come in questo caso, si trasforma in un discorso più ampio e verosimile, anche quando la maggior parte degli utenti inizialmente non credeva all’origine della notizia.

La stessa Swift aveva recentemente denunciato l’utilizzo dell’IA nelle campagne politiche per falsificare il suo sostegno, affermando che la trasparenza sia il modo migliore per combattere la disinformazione, con riferimento ad alcuni post e immagini diffuse da Trump che mostravano la cantante come sua sostenitrice.

Un test per altre possibili campagne di disinformazione

L’attività di questi profili fake potrebbe inoltre essere un modo per testare le potenzialità di campagne diffamatorie su larga scala: d’altronde, se si riesce ad influenzare una fanbase così vasta come quella di Taylor Swift, si potrebbe fare lo stesso con chiunque altro, no?

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