Rick Rubin lo ami o lo odi. Produttore iconico se ce n’è uno, tra gli anni ’80 e i primi ’00 ha contribuito a (re)inventare nuovi generi e a lanciare fenomeni mondiali. Dal crossover dei Red Hot Chili Peppers, Beastie Boys, Rage Against the Machine e System of a Down fino a escursioni nel country (Johnny Cash) e nel metal (Cult, Metallica, Slayer). Di Rick Rubin ricordiamo collaborazioni che hanno portato a dischi fenomenali, come Blood Sugar Sex Magik o Yeezus ma anche autentici disastri come Oh Vita! di Jovanotti o Vol.3 degli Slipknot (il cui cantante Corey Taylor non sarà tenero con Rubin, salvo poi ritrattare).
Recentemente, una sua intervista in cui ammette di non capire nulla di tecnica né di musica, ma di delegare tutto a concetti come la creatività e le vibes è diventata meme. Insomma un personaggio polarizzante, capace di coprire tutto lo spettro che va da genio a incompetente. La varietà delle sue collaborazioni riflette una versatilità che potrebbe essere anche interpretata come astuzia, necessità di non scontentare nessuno, fare sempre la scelta giusta.
Un suggerimento in tal senso potrebbe venire dalla lista dei suoi otto dischi preferiti, uscita inizialmente nel 2008 in un’intervista per il sito di Gibson, uno dei marchi più popolari di chitarre. Tutti grandi classici, otto mostri sacri, nessuna sorpresa o messa in discussione, nessun guizzo per uno dei più democristiani del settore. D’altronde difficile aspettarsi qualcosa di diverso da un produttore che ha fatto del massimalismo (fino a sfociare nelle polemiche sulla loudness war) la sua cifra stilistica, e del traghettatore verso la stardom planetaria il suo ruolo principale. Di seguito la lista:
- The Beatles – The Beatles (White Album)
- Neil Young – After the Gold Rush
- Black Sabbath – Black Sabbath
- AC / DC – Highway to Hell
- Run-D.M.C. – Run-D.M.C.
- Gang of Four – Entertainment!
- The Ramones – Ramones
- Devo – Q: Are We Not Men? A: We Are Devo!