Karl Bartos, foto di Katja Ruge (2013), cover di “The Man-Machine”

Karl Bartos: “Nei Kraftwerk di oggi le macchine hanno preso il sopravvento”

Nel memoir di prossima pubblicazione, l'ex membro della formazione muove una critica a Ralf Hütter, unico fondatore rimasto negli attuali Kraftwerk

Avevamo lasciato Karl Bartos quasi dieci anni fa con Off The Record, un personale lost album inciso durante il periodo di attività con i Kraftwerk e lo ritroviamo oggi con un interessante memoir.

Il libro, in uscita a metà luglio, s’intitola The Sound of the Machine: My Life in Kraftwerk and Beyond e rappresenta un ulteriore punto di vista sulla vicenda della nota band tedesca. Al 2000 risale infatti I Was A Robot (2000) ovvero la testimonianza di un altro ex del gruppo, quello di Wolfgang Flur, che dei quattro era l’anima più floreale e sognatrice. Bartos era invece colui che si occupava delle percussioni, ma sarebbe alquanto riduttivo definirlo il motore del gruppo, era molto di più. Tra i suoi fondamentali contributi alla creatività della band ricordiamo quelli per gli album The Man-Machine e Computer World. Senza le sue intuizioni melodiche quei dischi non sarebbero come li abbiamo conosciuti.

Bartos è stato nei Kraftwerk fino al 1990, per poi dedicarsi alla scrittura e alla produzione. E sulla prima, The Sound of the Machine è senz’altro la sua opera magna, un volume di oltre 600 pagine vergate con una scrittura inventiva e vivace, precisa nelle ricostruzioni storiche e nei rapporti con i compagni quanto ricca di humour. Un piglio che sa farsi anche critico e pungente, da quel che leggiamo dai titoli delle testate internazionali che hanno avuto la possibilità di intervistarlo proprio per promuovere la pubblicazione.

Tra queste c’è il Guardian, dal quale abbiamo adattato il titolo di questa notizia. Bartos non è affatto contento di ciò che Ralf Hütter e i suoi attuali compagni stanno portando in giro da almeno 10 anni, ovvero il 3D live show antologico che ripropone il meglio dei brani pubblicati dalla formazione, con i musicisti accompagnati da impressionanti visual di grande effetto. O meglio, è dispiaciuto per il fatto che basta schiacciare il tasto play per accendere lo spettacolo, quando in passato questo veniva suonato per davvero, con ognuno ad avere le proprie parti da eseguire. Così facendo i Kraftwerk hanno abbracciato la disumanizzazione della musica. Queste le sue parole:

La società odierna è un grande nastro trasportatore. Immetti le tue risorse e le trasformi in prodotti di consumo, guadagni soldi e …spazzatura. Questo è ciò che è successo ai Kraftwerk. Si sono trasformati nella disumanizzazione della musica… …Amo ancora essere un man-machine. All’epoca non avevamo paura che i computer potessero sostituirci, anzi, sognavamo di aprire nuovi spazi alla creatività. Dunque quel che abbiamo perso è quel “man” che stava dietro alle “machine”.
Karl Bartos

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