Lo abbiamo visto anche in Italia, le listening experience di Kanye West si stanno rivelando gli happening di culto che il rapper sperava a partire da un’affluenza globalmente non proprio da sold out ma comunque sufficiente a giustificarne lo status. Eventi al palazzetto (sì ma non i posti ridotti) in cui, come scriveva Stefano Solventi nell’editoriale, va in scena l’ascolto collettivo come sharing opportunity, un esserci reso speciale dalla com-presenza anche a scapito della performance vera e propria, ridotta com’è al ballo e alla mimica dei suoi protagonisti (e ospiti).
Già perché anche quello che è proseguito a Parigi un paio di giorni fa – e che ha visto sul palco la figlia del rapper North West (feat. del brano Talking) – non è un live, nemmeno un concerto. Si sta lì ad ascoltare Vultures 1 da un impianto che non sempre riesce a garantire quella high fedelity propagandata, mentre il deus ex machina & friends (quasi sempre) a volto coperto ascoltano se stessi come potrebbero fare con lo stereo di casa o con le casse monitor dello studio di registrazione.
Il disco, il primo di una (fantomatica) serie di tre, nel frattempo vola alto negli USA dove per la seconda settimana è primo in classifica. Nel Regno Unito il suo ingresso nella Official Chart ha sfiorato il podio (che è degli IDLES con TANGK) ma è comunque tra le prime posizioni. Un successo accompagnato da un sempre più alto volume di controvercy che hanno confermato il rapper quel personaggio indifendibile che è oggi sotto ogni punto di vista.
Dipingersi da villain di una narrativa alt right ha comunque dato i suoi frutti. Le polemiche cercate e volute per i campioni rubati lo hanno tenuto nelle home page delle principali testate musicali e non solo, mentre quelle per le sue posizioni politiche e di razza hanno fatto il resto sui media generalisti. Che se ne parli male e malissimo ma che se ne parli. E la gente ha parlato, scritto, condiviso, memato ecc. creando un hype funzionale agli happening di cui sopra ma anche al disco stesso in cui Kanye West, anche grazie alla spalla Ty Dolla Sign, è tornato a fare dell’Hip Hop non rivoluzionario, nemmeno innovativo o straordinario, ma comunque sufficiente a veicolarne una fama globale e – va detto – con almeno un paio di numeri azzeccati, la sopracitata Talking ma anche Carnival.
NORTH WEST ET KANYE WEST CE SOIR À PARIS pic.twitter.com/MeyefVvvyX
— MAKAVELI (@boubakarthug) February 26, 2024
Si diceva dei campioni rubati anche in sede di recensione del disco, Bruce Sudano, marito della compianta Donna Summer (e suo esecutore testamentario), è tornato alla carica e ha citato in giudizio i due rapper per il «furto» del campione e per la sfacciata (ri)produzione delle parti vocali della hit I Feel Love del 1977 apparso nel brano Good (Don’t Die) (ora non più disponibile sulle DSP). E Ozzy Osbourne ritornando su quanto già affermato si è detto soddisfatto di aver impedito che un sample della sua Iron Man venisse utilizzato nel disco.
Questa causa non ha soltanto a che fare con il mancato pagamento della licenza per l’utilizzo di una proprietà musicale altrui. Riguarda il diritto di un artista di decidere come le proprie opere vengono utilizzate e presentate al pubblico, riguarda la necessità di impedire a chiunque di appropriasi indebitamente di opere creative quando non può assicurarsi il diritto di usarle in modo legale. Nello specifico, si tratta di proteggere l’eredità musicale di Donna Summer e una delle canzoni più influenti e innovative della musica popolare
Gli eredi Summer
