Incendio Universal Studios: la lista completa degli artisti colpiti (c’è anche Morricone)

La faccenda dei master bruciati undici anni fa assume dimensioni spaventose per Universal.

La storia dei master andati distrutti nell’incendio agli Universal Studios del 2008 fu da subito una grossa gatta da pelare per la label, anche se per undici anni non se n’è saputo niente. Fu un problema al punto che la stessa Universal tentò di recuperare segretamente, se non tutti, almeno parte dei titoli perduti. E lo fece con un progetto riservato chiamato Project Phoenix – sì, fenice, proprio come l’animale mitologico che risorge dalle sue ceneri, anche se qui a nascere potrebbero essere solo enormi grane giudiziarie per la major – basato su una lunghissima lista di artisti che l’etichetta diramò in una circolare interna del 2010 e che il New York Times, la testata autrice del reportage che ha svelato l’immenso patrimonio musicale andato in fumo, ha appena reso pubblica. La lista è lunghissima, più di 700 nomi, che si aggiungono agli oltre 100 svelati in un primo momento, e si trova alla fine dell’articolo che porta la firma del giornalista Jody Rosen (bisogna loggarsi per accedere al testo completo, ma la registrazione è gratuita).

Il progetto sarebbe stato finalizzato al reperire eventuali copie dei master su scala globale, ma apparentemente non aveva i crismi di un’azione riparatoria, quanto quelli di una ricerca messa in atto per puro interesse archivistico, in modo – sembrerebbe – da non far emergere la preoccupazione dei vertici di UMG in merito alla vicenda. All’inizio, vi avevamo riportato che tra gli artisti i cui lavori andarono persi figuravano R.E.M., Hole e Nirvana, coi primi che fin dall’inizio avevano ventilato l’ipotesi di rivalersi legalmente su Universal e le seconde che avevano manifestato il loro disappunto per essere venute a conoscenza della cosa solo adesso e a mezzo stampa. Ma c’è di più. Alcuni musicisti – tra cui le stesse Hole, i Soundgarden, Steve Earle, ma anche chi gestisce l’eredità di Tom Petty e Tupac Shakur – hanno dato il via a una class action per fare causa all’etichetta discografica, che dal canto suo – dopo che la reale entità del danno è venuta alla luce – ha promesso trasparenza sull’accaduto. Trasparenza che per quanto possa essere genuina, potrebbe non bastare a far fronte ai problemi legali potenzialmente catastrofici relativi all’incidente. Anche perchè la cosa ha assunto ormai dimensioni abnormi.

La lista di artisti colpiti dalla faccenda, infatti, si è allargata a macchia d’olio ed è arrivata a includere qualcosa come 800 nomi. Oltre ai già citati Buddy Holly, John Coltrane, Etta James, Al Green, Ray Charles, Elton John, B.B. King, Snoop Dogg, Chuck Berry, Joan Baez, Nine Inch Nails, Neil Diamond, Cat Stevens ed Eric Clapton – solo per citare alcuni di coloro trapelati in un primo momento – l’elenco compilato dalla dirigenza dell’etichetta svela come nell’incendio siano andate distrutte anche incisioni originali di Who, Police, Dolly Parton, Iggy Pop, Weezer, Blink-182, Beck, Common, Temple of the Dog, Audioslave, Sonic Youth, Primus, Boston, Cher, Sublime, Wallflowers, Limp Bizkit, Damned, Chaka Khan e persino la registrazione originale di un discorso di Martin Luther King. Ma questa è solo una piccola porzione della lunghissima striscia di nomi pubblicata dal NYT.

Tra l’altro, nella lista c’è anche un italiano – e che italiano! – ad aver perduto le sue registrazioni: alla lettera “M” troviamo infatti Ennio Morricone, per il quale – come per gli altri – non si conoscono ancora i dettagli relativi alle opere scomparse. Ricordiamo che tutto era partito dall’inchiesta del giornale newyorchese intitolata The Day the Music Burned, ad opera dello stesso Rosen.

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