Lo scorso giugno Emmanuel Macron in persona lo aveva caldeggiato dichiarando il suo sostegno all’inserimento della French Touch nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell’UNESCO, citando il caso della techno berlinese come precedente. Oggi quella presa di posizione politica trova una prima, concreta traduzione istituzionale: la musica elettronica è stata ufficialmente inserita nell’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale francese.
Si tratta di un passaggio formale ma decisivo, perché rappresenta il primo step per una futura candidatura UNESCO. L’inclusione riconosce il ruolo centrale che l’elettronica – spesso riassunta sotto l’etichetta di French Touch – ha avuto nel definire l’identità artistica contemporanea della Francia, tanto sul piano creativo quanto su quello dell’influenza internazionale.
Nel perimetro di questo riconoscimento rientra un’eredità ampia e trasversale, che va dai pionieri fino alla consacrazione globale degli anni Novanta e Duemila: Daft Punk e Air, ma anche Justice e Phoenix, così come Cassius, Étienne de Crécy, Alan Braxe, M83solo per citare alcuni dei nomi simbolo di un movimento capace di tenere insieme pista, pop e grandi numeri, intervenendo in modo decisivo anche sul linguaggio della musica da club. Emblematico l’uso di filtri e compressione dei Daft Punk, gesto tecnico e politico insieme, determinante tanto per l’evoluzione dell’house quanto per la sua uscita definitiva dal perimetro della pista.
A sottolineare il valore dell’operazione è stata anche la ministra della Cultura Rachida Dati, che ha parlato di una “legittima collocazione della musica elettronica nel patrimonio immateriale nazionale”, ricordando come il ministero abbia recentemente riconosciuto i club come luoghi di espressione artistica e di celebrazione culturale, superando una visione puramente ricreativa o notturna del fenomeno.
Una menzione speciale è stata riservata a Jean-Michel Jarre, figura cardine nella genealogia dell’elettronica francese. Il suo Oxygène (1976), realizzato con sintetizzatori analogici e privo di parti vocali, è considerato uno dei semi da cui sarebbe germogliata la French Touch decenni dopo. Jarre, ambasciatore UNESCO dal 1993 e insignito della Legion d’Onore nel 2021, ha definito l’inserimento nell’inventario un “traguardo storico per la musica elettronica”, frutto di oltre trent’anni di impegno per il riconoscimento delle culture immateriali.
Il contesto internazionale rafforza il peso simbolico della decisione: negli ultimi anni l’UNESCO ha già riconosciuto tradizioni musicali come il reggae giamaicano, il mariachi messicano, la rumba cubana e, più recentemente, tra perplessità e le obiezioni, la techno di Berlino. È proprio a quest’ultimo caso che Macron aveva fatto riferimento nell’intervista radiofonica di giugno, suggerendo che Parigi non potesse restare fuori da un processo di legittimazione culturale già avviato altrove.