Il Barezzi Festival, che inizierà il 14 novembre, promette una serie di concerti imperdibili di cui vi abbiamo parlato approfonditamente in un post dedicato. A chiudere la rassegna di avvicinamento, Barezzi Way, il 9 novembre al Teatro Municipale di Piacenza, ci saranno i dEUS, band iconica del rock alternativo.
Con l’edizione di quest’anno che celebra il 18° anniversario del festival, partiamo proprio da loro per focalizzarci su tre artisti della line-up i cui concerti si preannunciano particolarmente intensi.
I dEUS al Barezzi Festival: il ritorno di una band tutt0ra fondamentale
I dEUS portano sul palco del Barezzi l’ultima prova sulla lunga distanza, How To Replace It, lavoro che segue a ben undici anni il precedente Following Sea e che di fatto corona 30 anni di onorata carriera. L’album rappresenta la terza fase di uno percorso segnato da pause e rinascite, dove la band belga, ormai composta da Tom Barman e Klaas Janzoons affiancati da Mauro Pawlowski e una solida sezione ritmica, esprime un’intensità maturata nel tempo. Dall’euforia sperimentale degli anni ’90 al successo internazionale con The Ideal Crash, di recente oggetto di un approfondimento su queste pagine, la band oggi esplora una complessa miscela di rock, indie, jazz (ma non solo) in cui, coerentemente con la loro cifra stilistica, risuonano nuovi spunti cantautorali.
In particolare riguardo all’ultimo album, la band, intervistata su queste pagine, ha dichiarato: «Dopo tutti questi anni avevamo bisogno di avere un’unica influenza, noi stessi. Abbiamo quindi abbracciato principalmente il calore e il classicismo di Bruno (De Groote), ci siamo adattati a questa parte di noi». Inoltre, Barman ha parlato della scelta di registrare l’album in modo più sporco, lasciando spazio a chitarre rumorose e utilizzando tracce vocali provenienti dalle demo. Ha affermato: «Ho detto al produttore Adam Noble di fare spazio alla nostra sporcizia». E questo, ne siamo certi, si rifletterà nella live performance.
Andrew Bird e il jazz intimista di Sunday Morning Put-On
Polistrumentista americano di grande talento, Andrew Bird è noto per uno stile unico che intreccia folk e rock indie, caratterizzato dall’uso del violino e una voce capace di trasportare il pubblico su narrazioni delicate e intense. A due anni dal suo acclamato Inside Problems e a dieci mesi dal suo seguito Outside Problems, il songwriter è tornato con un progetto che rappresenta un’evoluzione inaspettata e affascinante: Sunday Morning Put-On, un album che – pur esplorando il jazz e in particolare quello acustico in trio – se ne distanzia quel tanto che basta per sublimarlo in una dimensione personale. Lo dicevamo in sede di recensione: Bird evita il classico autocompiacimento, scegliendo un approccio ricercato e audace.
Presentando dal vivo il progetto, il trio formato insieme al batterista Ted Poor e al bassista Alan Hampton, reinterpreterà alcuni classici del songbook americano, come I Fall in Love Too Easily, in cui si riflette la malinconia di Chet Baker o I Cover the Waterfront, un riedizione avvolgente e vellutata.
Tony Ann: un talento che supera i confini musicali
Tony Ann è un pianista e compositore che unisce la musica classica con il pop e l’elettronica, creando melodie sofisticate e intime. Il suo progetto #playthatword, in cui trasforma parole in improvvisazioni, ha conquistato un vasto pubblico. Il 2023 lo ha visto pubblicare quattro EP e collaborazioni con Don Diablo, Wrabel e L.Dre, mentre nel 2024 ha superato i 25 milioni di stream globali e ha intrapreso il suo primo tour europeo.
Le sue performance in luoghi pubblici, come gallerie d’arte e aeroporti, mostrano come Ann adatti una musica che nasce nel privato “inseguendo le proprie emozioni”, come lui stesso ha più volte ricordato, agli ambienti circostanti.
Nel suo lavoro ispirato all’Art Gallery of Ontario, ha creato un’esperienza sonora unica per il pubblico, riflettendo la sua capacità di connettere emozioni personali e spazi.