Album

Sunday Morning Put-on

24 Maggio 2024 jazz

A due anni dal riuscito Inside Problems e a dieci mesi dal suo apprezzabile corollario Outside Problems, torna a farsi viso Andrew Bird con un album che costituisce un passaggio peculiare – anche se non del tutto sorprendente – della sua carriera. Considerare questo Sunday Morning Put-On – registrato nei leggendari Valentine Studios a North Hollywood – il suo “disco jazz” è un’affermazione corretta ma piuttosto frettolosa: in realtà è opportuno aggiungere che questo lavoro lo vede misurarsi con la dimensione del trio jazz acustico (e che difatti è attribuito all’Andrew Bird Trio). Non è una precisazione da poco. Anzi: fa una gran differenza.

Messo agli atti l’interplay pastoso e vibrante coi due ottimi compagni di viaggio – il batterista Ted Poor e il bassista Alan Hampton – e il contributo sporadico ma segnante di due validi ospiti come il chitarrista Jeff Parker e il pianista Larry Goldings, Bird (che dal canto suo ovviamente ci mette voce e violino) ha scelto di affrontare in modalità live in studio nove classici estratti dal songbook americano, tra cui una I Fall in Love Too Easily che sembra giocare a specchiarsi nel malanimo zuccherino della celebre versione di Chet Baker, una I Cover the Waterfront morbidamente increspata, una My Ideal sul confine tra collasso e rarefazione e persino quell’oscuro oggetto para-esotico che è Caravan, qui traslata in zona gipsy con agra disinvoltura.

Ballon de peut-être è il lungo originale – oltre nove minuti – che chiude la scaletta, uno strumentale in cui emerge appieno il senso dell’operazione: ciondolare nei vuoti chiaroscurali che si aprono nella dimensione del trio-jazz, cercare riparo dall’infinito “dopo loudness war” che non prevede tregua dalla saturazione sonora, respirare tra le dinamiche e concedersi il lusso di una “voce” (umana e strumentale) che stana le timbriche nel loro farsi e consumarsi. Lo si può considerare anche soltanto un disco defatigante, il ghiribizzo sfizioso di un artista desideroso di ri-tracciare il perimetro delle proprie attitudini, ma tra queste canzoni non avverti il tipico autocompiacimento di chi vuole blandire il pubblico: c’è un procedere con accortezza e in punta di azzardo, un gettarsi nel mistero di canzoni che sono classici nella misura in cui non smettono – e c’è da scommettere che non smetteranno mai – di schiudere varchi, botole e strani incantesimi.

Tracklist
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Discografia
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  • 1 I Didn't Know What Time It Was
  • 2 Caravan
  • 3 I Fall in Love Too Easily
  • 4 You'd Be So Nice to Come Home To
  • 5 My Ideal
  • 6 Django
  • 7 I Cover the Waterfront
  • 8 Softly, as in a Morning Sunrise
  • 9 I've Grown Accustomed to Her Face
  • 10 Ballon de peut-être
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