Manca circa una settimana alla pubblicazione di PROTO, il terzo album di una delle sperimentatrici elettroniche più monitorate (assieme ad Arca) di questi anni. Parliamo di Holly Herndon, che per questo nuovo lavoro si è avvalsa massicciamente di una Intelligenza Artificiale – una “bambina” a cui ha dato il nome di Spawn – per parlare di quello che lei stessa definisce «l’era dei protocolli». I protocolli sono quelli di internet (centralizzati e decentralizzati), ma anche quelli che ci facciamo noi, personali come politici, tutte cose che secondo l’artista portano a chiederci «chi siamo, cosa siamo, per cosa ci battiamo e verso dove ci stiamo dirigendo».
Di queste ore è la condivisione del terzo brano estratto dal disco dopo Eternal e Godmother. Frontier – questo il titolo – viene accompagnato dai visual di Darío Alva e fornisce un’interpretazione della musica Sacred Harp degli Appalachi; a livello di concetto, «esamina le conseguenze delle scelte che facciamo in quanto società». «Ad un incontro di Sacred Harp, i cantanti si siedono in un quadrato o in cerchio, uno di fronte all’altro cantando a cappella – spiega Holly – Quando mi ritrovai nel bel mezzo di un incontro, iniziai a piangere, era tutto davvero incredibile». «C’è quest’idea dilagante che vede la tecnologia come disumanizzante. Noi siamo in contrasto con questa. Non vogliamo scappare, ma correre verso di essa alle nostre condizioni. Decidere di lavorare con un ensemble formato da esseri umani è parte del nostro protocollo. Non voglio vivere in un mondo dove gli umani vengono automatizzati da dietro le quinte. Voglio un’intelligenza artificiale che venga cresciuta per apprezzare e interagire con quella bellezza».
Trovate tutti gli ascolti del disco e ulteriori dettagli nella pagina dedicata a PROTO. Su SA trovate inoltre le recensioni dei primi due album della Herndon, Platform e Movement, e un approfondimento di carriera.
