Giovanni Lindo Ferretti, foto di Alex Majoli

Giovanni Lindo Ferretti. I cavalli, la musica napoletana, la trap russa: «Cambiare idea significa avere vitalità»

Nel lungo dialogo scopriamo anche che Ferretti ascolta... Travis Scott

Giovanni Lindo Ferretti è stato protagonista di una recente intervista apparsa su Sali e Tabacchi, rivista in lingua inglese che «esplora il rapporto tra le arti creative e i riti, le abitudini e le tradizioni sconosciute dell’Italia».

Delineare e raccontare un personaggio come Ferretti non è facile: si rischia spesso di cadere (o lo si vuole spesso spingere) in sensazionalismi o polarizzazioni. Nell’intervista, curata da Giulia Cavaliere, emerge invece un ritratto sfaccettato, complesso e anche – per usare un termine che ricorre spesso nel dialogo – romantico. Quello di un uomo di 68 anni che, in definitiva, dice di voler essere conforme soltanto a sé stesso, vivere e rispondere della propria storia. Una vita e una storia fatte di cambiamenti, di ritorni (su tutti quello a Cerreto Alpi, dove vive e dove l’intervista si è svolta vis a vis).

Ora penso anche che non mi godrei così tanto la mia casa, il mio paese e i miei monti senza essere stato tanto tempo in giro, l’essere stato lontano ha valorizzato il mio sguardo che vede cose che chi ha sempre vissuto qua non vede. […] Sento un profondo legame con quella striscia di terra che va da qua fino alla Mongolia, tutta l’Asia centrale: questa fascia di mondo è terra mia. Io sono in questa mia casa, in questa stanza, vado di sopra, vado dai miei cavalli, potrei uscire, essere in Siberia, in Mongolia, in Azerbaigian: questo è il mio mondo, e in questo mondo che è enorme la mia collocazione precisa è in questa casa ma il mio fuori è vasto.
Giovanni Lindo Ferretti

Il legame “geografico” con i territori dell’ex URSS, è un filo rosso per Ferretti che si riavvolge indietro nel tempo – i CCCP – per arrivare al presente. Imbeccato da Cavaliere, dopo anni di digiuno musicale, l’autore di Curami rivela di essersi appassionato a un trapper russo e, del resto, questo ritorno all’ascolto è anche uno dei temi caldi dell’intervista: dopo 20 anni di “idiosincrasia” – scattata dopo lo scioglimento dei C.S.I. – qualcosa in lui è cambiato. Complice un iPad regalatogli dalla nipote e alcuni consigli di una sua giovane compaesana, gli ascolti sono ripresi. Si è messo ad ascoltare musica napoletana (nell’intervista c’è un bel racconto del suo legame con quella lingua), ma anche (sorprendentemente?) Travis Scott. Ha ricominciato, a dir il vero, dai suoi di dischi, di cui si dice “orgogliosissimo”, salvo poi dispiacersi di usare questo termine.

Solo adesso mi sono rimesso ad ascoltare i dischi che ho fatto. […] Li sto ascoltando uno alla volta, per primo ho sentito Tabula Rasa Elettrificata, poi Codex, e per ultimo Epica Etica Etnica Pathos; quando ho messo ‘Aghia Sophia’ e ‘Maciste contro tutti’ sono rimasto ad ascoltarli fino alle quattro di mattina.
Giovanni Lindo Ferretti 

Tra i tanti spunti presenti nel dialogo (disponibile in italiano e in digitale sottoscrivendo l’abbonamento alla newsletter), anche quello più obliquamente, politico. Cavaliere gli domanda che significato abbia per lui “cambiare idea” riferendosi implicitamente alle tantissime critiche ricevute per le sue vedute più o meno recenti. L’ex-CCCP e CSI risponde riflettendo sul proprio anticonformismo e sul mondo che lo determinava, difendendo altresì il desiderio di essere fedele soltanto a sé stesso.

[Cambiare idea significa, ndSA] avere una vitalità. Se uno vive intensamente e non cambia mai idea che cosa vive a fare? A volte cambiare idea è doloroso, ma la vita ti obbliga e lo devi fare, puoi scegliere di non farlo ma comporta sofferenza. Io sono cresciuto come tutta la mia generazione con la necessità di essere anticonformista perché all’epoca esisteva un conformismo che era una gabbia per la vitalità, poi a un certo punto mi sono ritrovato a vivere in un mondo anticonformista dove l’anticonformismo era diventato una nuova tipologia di conformismo e io ho pensato che dovevo essere conforme a me, a me come Giovanni Lindo Ferretti.
Giovanni Lindo Ferretti

Sempre a proposito di amarcord ferrettiano, insomma. Lo scorso anno il frontman ha commentato l’irruzione a un suo concerto di un gruppo di attivisti scagliatisi contro il governo di allora («Permettetemi di dirvi che mi si è fermato un attimo il cuore quando ho visto sventolare lo striscione e ho detto: cazzo, io ero così! Ehhh… Così»). Sempre dello scorso anno gli omaggi del cantante al compianto Franco Battiato.

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