Che Fausto Rossi – conosciuto in passato con lo pseudonimo di Faust’O – abbia un carattere coriaceo, una visione della musica ben precisa e una volontà incorruttibile, è cosa risaputa da sempre. Qualità che arricchiscono un profilo artistico peculiare e di cui, nei giorni scorsi, il cantautore ha dato un altro imperdibile saggio in un’intervista rilasciata a Rolling Stone Italia.
Rossi ha ripercorso parte della sua vita e carriera, dalla musica classica praticata in giovane età («A 6 anni avevo cominciato a studiare pianoforte») all’adolescenza turbolenta («Ero portato a essere così dalla situazione sociale e politica di quegli anni. Volevamo essere più liberi possibile e a volte accadevano cose folli»), alla folgorazione per i Beatles («Nel ’64, ero a tavola con i miei genitori e, a un tratto, su Tv7 è passato un servizio su quattro fuori di testa. Erano i Beatles»), fino alla scoperta dei synth e di Jimi Hendrix e alle esperienze psichedeliche e allucinogene con varie erbe o funghi.
Se la politica intesa come destra vs sinistra è qualcosa da cui stare bene alla larga, riguardo alla gestione della situazione pandemica si è definito sconcertato e in linea con uno spirito libero come Eric Clapton, anche se ci tiene a precisare di non essere affatto di destra e neanche un no-vax («mi sono vaccinato solo perché mi hanno rotto i coglioni per fare qualche concerto. Ma la mia dottoressa se mi chiede ancora di pungermi la inchiodo»). Durante lo scambio, il cantautore non si è fatto mancare critiche allo showbiz, apostrofando la TV come «un mezzo di propaganda di merda» («E considero tutti quelli che ci vanno delle specie di microtossine, dei venduti! In questo mi ritrovo in linea con Pier Paolo Pasolini»), i discografici come degli «ignoranti totali» («Guardano solo chi ha più visualizzazioni») e Sanremo «una delle istituzioni da abbattere».
Ma è per i colleghi che avuto le parole più dure. Levati i nomi di Enrico Ruggeri («le musiche sono un po’ rétro, ma è uno valido»), Flavio Giurato e Alberto Radius, non ha peli sulla lingua per tutti gli altri: Franco Battiato è «molto finto, falso e anche decisamente rompicoglioni», i Litfiba «fintissimi» e Fabrizio De André «un borghese fascista camuffato da anarchico».
Non mi ha mai convinto per niente. A parte in alcune canzoni, come La domenica delle salme. I testi in generale erano delle stupidate e musicalmente non è mai valso niente. Quando ha provato a fare un disco più “musicale” come Creuza de mä si è perso, perché lui non ne sapeva assolutamente nulla. Io conosco chi ci ha lavorato veramente a quel disco e i suoni erano ormai passati da anni dopo che era uscito Remain in Light dei Talking Heads. Le sonorità etniche in Remain in Light sono gestite sapientemente. In Creuza de mä fanno veramente pena.
Fausto Rossi
Venendo ai giorni nostri, Rossi non si è tirato indietro neanche riguardo al fenomeno mediatico Maneskin («Li ho ascoltati, non sanno scrivere testi e non sanno suonare»), quelli che hanno «come padrino Manuel Agnelli».
Mi è bastato ascoltare la versione di Hey Bulldog dei Beatles eseguita dagli Afterhours per capire tutto. Una vera merda. Lui che canta in un inglese che non esiste, i musicisti che non sanno suonare.
fausto Rossi
Se per l’autore di Suicidio in Italia poco si salva, a livello internazionale le cose non vanno molto meglio, a partire dai campioni di vendite come Ed Sheeran, per lui «un vero ignorante».
Al confronto con lui i Litfiba sono dei geni. Basterebbe Donovan per sotterrarlo, e non voglio neanche citare Dylan. Se un amico mi vuole far incazzare basta che mi faccia sentire Ed Sheeran.
Fausto Rossi
Un’intervista densa, in cui Fausto Rossi ha raccontato anche rimpianti e successi sfortunatamente mancati, dai demo non recapitati da un manager a David Byrne alle collaborazioni saltate con Ornella Vanoni e Rosalinda Celentano. Uno scambio non meno ricco di riflessioni originali sull’esistenza, come il suo punto di vista sulla morte.
Adesso me la immagino come un momento di solitudine. Dove puoi essere attorniato da alcuni amici, ma in fondo è una condizione solo tua. Da allora ho letto e imparato tante cose, come l’idea del reincarnarsi. Non ne sono convinto, ma è una possibilità. Sono sicuro di una cosa, però: che il ritrovarsi ancora qui su questa Terra sarebbe un po’ deludente. Meglio sulla Luna.
Fausto Rossi
Sulle nostre pagine potete recuperare l’ascolto integrale del sopracitato seminale Suicidio come anche la recensione curata da Umberto Palazzo dell’omonimo album del 1983, entrambi usciti sotto lo pseudonimo di Faust’O. Su SA trovate inoltre la critica del disco Below the line (2010), pubblicato a nome Fausto Rossi.